Il blog delle passeggiate sulle montagne ticinesi
Puoi mandarmi un mail a questo indirizzo: upthehill chiocciolina gmx punto ch
Da un anno ormai tengo questo blog. Diverse persone mi hanno chiesto "A che scopo?", ritenendo che fosse un modo per mettersi in mostra, oppure che io
soffra di narcisismo, o ancora che magari penso di aver fatto chissà cosa. Questa domanda tra l'altro mi è stata posta anche da persone che già tengono un loro blog.
La domanda ha una sua pertinenza, e le possibili spiegazioni datemi non possono essere scartate a priori. Così ho deciso di fare un po' di sana autoanalisi, per cercare le motivazioni che possono
spingere una persona a tenere un blog in cui racconta i fatti suoi.
Un po' di storia...
Questo blog è nato il primo settembre 2008, dopo la passeggiata al Cristallina del
giorno prima. Quella passeggiata (una delle prime che ho fatto) è stata un'esperienza estremamente intensa dal punto di vista del vissuto per diversi motivi (come puoi leggere nel suo
resoconto e in questo "pensiero sparso"), talmente forte da farmi sentire
l'urgenza di condividere con altri ciò che avevo provato "per non scoppiare".
Certamente avrei potuto limitarmi a quella narazione, e lasciare che il blog morisse li. Mi sono accorto però, preparando l'articolo, che ritenevo di avere qualcosa da dire in generale sul
trekking, sul piacere di camminare in montagna, sulla preparazione di una passeggiata, e ho deciso di continuare. Alcune mail di complimenti da parte di amici mi hanno sostenuto in questa
decisione (sennò, che amici sono?).
Man mano che il tempo passava, aumentava il numero di articoli (i diari) e di pagine (gli "articoli di fondo"), e aumentava il numero di visitatori giornalieri. Qua e la arrivava qualche
commento, o addirittura una mail, da parte di qualcuno che non ho il piacere di conoscere personalmente, sempre positivi. Con alcune di queste persone ora intrattengo una relazione postale
elettronica stabile, e prima o poi si faranno anche quattro passi assieme.
La domanda postami, nel frattempo diventata sempre più pressante: perché tenere un blog?
Alcune riflessioni...
Il primo punto è stato quello di valutare se le motivazioni che mi sono state proposte come spiegazione per la tenuta di un blog fossero valide. Con onestà ho cercato di trovare le risposte, e
penso di poter affermare quanto segue:
1) Pensi di aver fatto qualcosa di speciale? No, ci sono decide di migliaia di persone che hanno iniziato ad andare per sentieri ben prima di me, che hanno nelle suole migliaia
di chilometri, che hanno asceso cime che io non raggiungerò mai, percorso territori che io non vedrò, bivaccato su di una parete, sofferto per il freddo oltre i 4'000, che hanno percorso sentieri
che solo gli stambecchi conoscono. No, non ho fatto niente di speciale, chiunque può fare ciò che ho fatto io, con un po' di preparazione e amore per la montagna.
2) Soffri di narcisismo? Potenzialmente si, ma non è stato il narcisismo a spingermi. Per mettersi in mostra bisogna poter dire "guarda papà, senza mani...", e come ho spiegato
sopra, so di non aver fatto qualcosa che merita ammirazione.
3) Vuoi metterti in mostra? Anche qui la risposta è "potenzialmente si", ma vale la risposta data alla domanda 2).
E allora, perché tenere un blog?
Arrivati a questo punto, la domanda centrale è ancora aperta. Come spesso succede, un problema per essere risolto ha bisogno che diversi pezzi di un puzzle si incastrino tra di loro, e ancora
prima occorre avere i vari pezzi a disposizione. E come ancor più spesso succede, i pezzi tendono ad arrivare quasi tutti assieme. L'occasione mi è stata data dalla mia amica Cristina, che
terminata la traversata in solitaria dell'Atlantico (quella si che è un'impresa) "tardava" ad aggionare il suo blog, e dallo scambio di corrispondenza intercorsa su questo argomento.
1) Il primo punto è che mi piace scrivere. Avrei potuto fare lo scrittore? Forse. Sicuramente mi sarebbe piaciuto. Lo scrivere mi viene naturale, e riesco "a buttare giù" abbastanza di getto le
mie idee. Così, tenere il blog, senza assilli da parte di un qualche editore soddisfa questo mio bisogno e piacere. Dato che non penso mi metterò a scrivere un romanzo di successo, il blog
diventa il mio "passatempo scrivano".
2) Il secondo punto, è che ho piacere a leggere ciò che hanno fatto gli altri, a sentirmi partecipe del loro vissuto, delle loro emozioni, gioie e dolori. Conoscere espierienze che probabilmente
io non farò in prima persona, ma che grazie allo scritto di qualcun d'altro posso sentire almeno parzialmente mie. Data questa premessa, non è impossibile che a qualcun d'altro possa dare lo
stesso piacere leggere ciò che io ho vissuto.
3) La terza spiegazione mi è venuta dagli studi nel campo dell'educazione di mia moglie Rita, la quale ha scoperto un importante studioso italiano, Demetrio Duccio, il quale, in diversi suoi testi, spiega l'importanza
della scrittura autobiografica nell'età adulta. Lo scrivere diventa un modo per riordinare il vissuto, trarre nuovi insegnamenti, ma anche passare la propria conoscenza ad altri. E' un'azione
liberatoria e in parte catartica, che permette di prendere un certo distacco da ciò che si è fatto e detto, e ne permette una valutazione più serena, e devo dire che condivido appieno questo
punto di vista.
4) Un quarto motivo è dato dal fatto che i sentimenti, le emozioni, i ricordi, tendono ad affievolirsi e ad appiattirsi con il passare del tempo. Resta il ricordo del piacere, ma non la
sensazione del piacere. Così, ogni tanto, Rita ed io andiamo a rileggere uno dei diari, per rivitalizzare la parte emotiva e del vissuto di quella passeggiata.
5) Un ulteriore ragione (quasi filosofica) è legata alla mia visione del mondo: se fai qualcosa con piacere ed amore, per quanto piccolo sia, raccontalo agli altri: sentiranno questo tuo amore
per la cosa, e forse ne diventeranno partecipi. Ogni gesto, anche ripetuto, fatto con amore e presenza Zen è nuovo, mai uguale nel vissuto. La cerimonia del the, apparentemente sempre uguale
nella sua forma codificata e canonica, viene vissuta di nuovo, e di nuovo, e di nuovo ogni volta. Non è mai una ripetizione, è vissuta sempre come la prima volta. La millesima freccia scoccata
dall'arciere Zen è sempre la prima, non esistono più le 999 precedenti, c'è solo questa. E' un vivere nel tempo presente, intenso, forte, ogni passo che percorro è nuovo, mi mostra cose che non
ho mai visto; la gioia del percorso, del durante è da vivere istante per istante. Questo è ciò che provo quando cammino su di un pianoro a 2'500 metri, nel silenzio naturale, la pietra sotto il
piede, il compagno davanti, la piccola raganella appena a fianco del sentiero, quella traccia di roccia nella montagna che si vede in questo modo solo da qui. Questo è ciò che cerco di
raccontare, perché ammetterai che se così non fosse, non sarebbe facile scrivere qualcosa di ogni passeggiata, senza ripetersi, senza stancarsi. La carezza data ad un anziano, ogni giorno, se
data con amore è sempre una carezza nuova. La routine esiste solo dove non c'è amore e piacere in cìò che si sta facendo.
6) La (forse) ultima ragione è la seguente: i nostri media (giornali, televisione, radio) parlano dello 0.0001% della popolazione. Ci raccontano solo di violenza, disastri, e cosa hanno fatto i
pochi "potenti" e "famosi". Ma questo non è il mondo. Il mondo è composto dal 99.9999% di persone che ogni giorno non fanno "niente di speciale", e mandano avanti tutto. E' composto da quei papà
che ogni mattina si alzano presto per andare a guadagnare il necessario, dalle mamme che ogni giorno accudiscono ai loro figli, ripetendo sempre gli stessi gesti (ma guarda un po' il punto 5), da
docenti che anno per anno istruiscono i nostri figli aiutandoli a diventare uomini di cui essere fieri, da infermiere che curano, da meccanici che riparano, e tutti noi e gli altri. E'
questo è il vero miracolo, la vera notizia. Nessuno parla di noi, che giorno per giorno, in quella che sembra essere una routine, facciamo sempre le stesse cose, e nello stesso tempo facciamo si
che tutto funzioni. Il blog (il mio, il tuo) è un modo per riprenderci il diritto alla "visibilità" della straordinarietà dell'ordinario di ciò che facciamo. Non ci saranno pagine di giornali e
titoli di testa, né cronisti o anchor-man che racconteranno della mia passeggiata o della tua giornata con i malati. Ma ci potrà sempre essere un blog a raccontare i fatti tuoi (e i mei) che
hanno tanto valore per il coraggio di farli e rifarli ogni giorno, sempre uguali, sempre nuovi.
Così, per non tediarti oltre, ti dico: se c'è qualcosa che fai con piacere e con amore, raccontalo. Ci sarà sempre qualcuno che avrà piacere a leggere ciò che hai fatto, e che si sentirà
arricchito dalla lettura del tuo vissuto. E dato che il mondo è bello e vario, ci sarà anche qualcuno che ti dirà "sei un narcisista", o "cosa pensi di aver fatto di speciale?". Non preoccuparti,
continua a scrivere. E ci sarà qualcuno che ti dirà "Quello che scrivi fa schifo": tu va avanti, se non altro lo ha letto. Ci sarà sempre qualcuno che avrà fatto di più e meglio ciò che fai anche
tu: ma lo avrà fatto con amore? Lo avrà vissuto verramente? In fondo, è questa la vera differenza.
Le strade delle parole
Serpenti e affini
L'Atlantico in solitaria
Resoconti di viaggio (1)
Resoconti di viaggio (2)
Resoconti di viaggio (3)
Montagna.ch di Luca Bettosini
Itineraria: viaggo lento
Ariafina:resoconti di viaggio
Prima borsa del viaggio lento
italiana
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Stile alpino
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