Il blog delle passeggiate sulle montagne ticinesi
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La definizione di "giro in montagna" prevede la partenza, il percorso, ed il ritorno.
Il primo punto è facilissimo da effettuare. Il secondo richiede un po' di lavoro muscolare. Per realizzare il terzo occorre prendere in considerazione alcuni punti che vanno sotto il capitolo
"sicurezza". Non pretendo di avere l'oro colato in bocca, ma la prima regola in questo campo è: BUON SENSO.
Il mio decalogo in questo campo è il seguente:
1) Non strafare. Pianifica una passeggiata che sia alla tua portata. Inutile tentare 1'500 metri di ascesa, se da 20 anni non indossi più un paio di scarponi. Scegli un percorso
che sia adatto come lunghezza, difficoltà e sforzo fisico alla tua condizione.
2) Pianifica bene. Scegli un percorso, consultalo sulla cartina, trova i punti di rifugio, informati sugli stessi, prevedi le difficoltà che potrai incontrare, e goditelo già
sulla carta.
3) Informati. Se sei socio di un club che fa questa attività, se conosci qualcuno che ha percorso lo stesso sentiero, non vergognarti, e fai tesoro della loro esperienza. Se
passi per una capanna, chiama il responsabile per sapere come sono le condizioni, se ci sono cambiamenti rispetto alla tua cartina (ogni tanto i sentieri scompaiono, a causa di frane e
altro).
4) Calcola i tempi. Se il sole tramonta, sei a metà del percorso, non ci sono rifugi, non hai la pila, beh, hai un problema. Per le salite calcolo una media di 300 metri di
dislivello all'ora, mentre per i tratti orizzontali calcolo una media di 4 Km all'ora.
5) Verifica le risorse disponibili. Ci sono fontane, punti di approvvigionamento lungo il percorso? Bisogna portarsi da mangiare, o c'è una capanna con cucina? Quello che lasci a
casa potresti rimpiangerlo.
6) Attrezzatura in ordine. Vestiti, sacco, scarponi, tutto in ordine e adeguato per il percorso.
7) Parti riposato. Sette ore di marcia con tre ore di sonno sono un buon sistema per fare una brutta caduta.
8) Informa. Fai sapere a qualcuno che giro farai, entro quando dovresti rientrare. Quando arrivi, informarlo che è tutto a posto. Se puoi, ad intervalli regolari comunicagli dove
sei arrivato: se sei in difficoltà, e non puoi più chiamare, sarà in grado di dire al CAS da dove hai chiamato l'ultima volta, riducendo così la zona di ricerca da esplorare, e diminuendo di
conseguenza i tempi per trovarti (in montagna, di notte, FA FREDDO anche in estate).
9) Non andare solo. La montagna, vissuta con la giusta compagnia, è molto più bella, e sicura. Nel limite del possibile restate tutti assieme, se proprio dovete sganciarvi, non
lasciare mai nessuno da solo (sempre almeno due persone assieme).
10) Prevedi. Calcola il peggio che può capitare, e nel limite del possibile organizzati.
Sicuramente ci sono molte altre regole, ma penso che alla fine, la regola madre del buon senso dovrebbe bastare a tutti.
Bisce, ofidi e serpi
A bassa quota, sui nostri sentieri, può capitare di incontrare dei rettili. In Ticino sono presenti due varietà di vipere velenose (la vipera aspis e la vipera berus). Non è difficile evitare
problemi con loro, e a questa pagina trovi diverse informazioni
utili su come comportarti per evitare di farle impaurire, e cosa fare se proprio ti viene l'uzzo di infastidirle.
Il Soccorso Alpino Svizzero
Una risorsa importantissima su cui puoi fare affidamento, in caso di problemi seri, è il Soccorso Alpino Svizzero. Ti consiglio caldamente di visitare il loro sito, e leggerti le varie procedure PRIMA di partire.
Indecisioni lungo il percorso
Ogni tanto succede di sentire (purtroppo) di gitanti che si sono persi, magari in luoghi apparentemente privi di difficoltà. In generale quello che succede è che:
1) Sono insicuri sul percorso che stanno effettuando (magari hanno sbagliato direzione ad un bivio)
2) Iniziano a seguire un sentiero, poi tornano indietro
3) Hanno l'impressione di girare in tondo
4) Cominciano a panicare perché sta iniziando ad imbrunire, o sono stanchi, o fa troppo freddo
5) Decidono di seguire una via non tracciata
La regola che utilizzo per evitare questa situazione è la seguente: se sto seguendo un sentiero (come dimostrato dalle marche bianche-rosse-bianche) VADO FINO IN FONDO, perché mi
porterà da qualche parte, dove troverò un cartello giallo con le indicazioni. Nervi saldi, e continuare. Con una pila dignitosa è possibile seguire un sentiero T1, T2 e T3 anche di notte, senza
troppi problemi.
Questa regola è importantissima se ci si trova nella nebbia, non si ha un GPS, e non è possibile identificare sulla cartina dove ci si trova: fintanto che si resta sul percorso segnalato, e si
continua senza tornare indietro, si è sicuri di arrivare da qualche parte dove si troveranno delle indicazioni. Se si è in difficoltà, e ci si trova sul sentiero, è possibile descrivere a chi
abbiamo chiamato per aiutarci il percorso esatto che abbiamo effettuato, con tutti cartelli gialli visti e le relative direzioni prese. Se si gira "a trottola", ci si incasina mica male..
Peggio ancora se si è abbandonato il sentiero, e bisogna dire che "sono sceso in una valletta con degli alberi da parte": a meno che non sai cantare lo Jödel per tutta la notte, non ti trova più
nessuno.
Il posto migliore per attendere aiuto è in prossimità di un cartello giallo: è indicata la località e l'altezza. Un esperto del luogo è capace di capire in pochi secondi dove ti trovi, e può
raggiungerti facilmente. Ti riaccompagnerà a casa (se sei in grado di camminare) ridendo sotto i baffi, ma lascialo fare, te lo sei meritato, e decisamente è il male minore.
Vertigini
Se come me soffri di vertigini, NON scegliere tragitti che ti espongano a pendii ripidi o strapiombi mentre ti trovi su di un sentiero di 20 centimetri di larghezza:
rischi di bloccarti lì, e non ti tira più via nessuno! Non darti all'arrampicata: potresti scendere molto più in fretta di quanto sei salito, con conseguenze molto spiacevoli.
Mezzi tecnici per la montagna
Per affrontare percorsi della categoria da T4 in su occorre possedere un'attrezzatura di montagna specifica, che include piccozze, ramponi, moschettoni, chiodi, imbragature, corde, e
probabilmente altro ancora. Ti ricordo che avere l'attrezzatura non significa ancora saperla utilizzare correttamente. Non dispongo di questi mezzi, e so di non saperli utilizzare, di conseguenza
mi limito a percorsi fino al T3. Il consiglio che ti dò è: se proprio vuoi strafare, vedi di frequentare uno o più corsi durante i quali ti insegnano l'uso corretto nelle varie situazioni di
questi mezzi ausiliari. In caso contrario, potresti avere delle sorprese spiacevoli.
Mezzi tecnici di soccorso
Il primo mezzo tecnico (e può sembrare una scemenza) è un fischietto. Se sei smarrito in un bosco, e sai che ti stanno cercando, la batteria del cellulare è andata (col freddo
capita facilmente), la voce è roca dal freddo, uno stupido e semplicissimo fischietto ti permette di farti sentire a grande distanza, e permette a chi ti cerca di orientarsi, per arrivare verso
di te. Come usarlo: dobbiamo tenere conto che il suono (per comodità) viagga a 300 metri al secondo. Presupponendo di riuscire a farci sentire in un raggio massimo di 6 Km, il suono impiegherà 20
secondi per arrivare a questa distanza. Se anche ci rispondono immediatamente, ci vorranno altri 20 secondi fino a che la risposta arriva a noi. Di conseguenza, se si fischia in continuazione,
non si possono sentire le risposte. Inoltre, dovresti avere dei mantici al posto dei polmoni... Un buon sistema è quello di fischiare per 10-15 secondi (eventualmente ad impulsi), poi tacere per
45-50 secondi, in modo da avere la possibilità di sentire le eventuali risposte. Altri due vantaggi sono: 1) Si risparmia il fiato, 2) Il fatto di dover "monitorare" i tempi dà qualcosa da fare
mentre si attende, con vantaggi psicologici.
Il secondo mezzo tecnico da avere a disposizione è il cellulare. Questo permette comunicazioni vocali con parenti, la Rega, la colonna di soccorso CAS, la capanna,
ecc. Verificare qual'è la copertura in montagna del proprio fornitore di servizi (non tutti hanno la stessa copertura), eventualmente acquistare una carta prepagata di un'altra compagnia, da
utilizzare unicamente durante le passeggiate. Il grosso vantaggio del cellurare è che permette di dare delle indicazioni precise e comunicare con i soccorritori: chiaramente la batteria deve
essere ben carica prima di partire.
Il terzo mezzo tecnico che può essere utile è un GPS. Se ci si trova nella nebbia, e si è smarrita la strada, il GPS ti permette di identificare sulla carta dove ti
trovi, e di conseguenza riportarti a casa. Se devi chiamare qualcuno perché sei in difficoltà (ad esempio una slogatura), puoi dare le coordinate esatte al gruppo di intervento, diminuendo i
tempi di attesa ed i costi dell'intervento. Io ho risolto il primo ed il secondo punto acquistando un cellulare con GPS integrato, e una scheda prepagata di un fornitore di telefonia che ha una
buona copertura in montagna. Ricordati di avere carta e penna per scrivere le coordinate: mentre telefoni non puoi più vedere la latitudine e longitudine per fornirli a chi hai
chiamato, e in tutto devi fornire 6 numeri di almeno due cifre...
Il quarto mezzo tecnico (a dire il vero poco utilizzato) è il telefono satellitare. Il suo acquisto e abbonamento non è proprio a buon mercato, ma se frequenti spesso lande
desolate, o navighi in alto mare (fuori vista dalla costa), questa è una buona soluzione. In pratica con il telefono satellitare hai una copertura quasi completa della superficie terrestre tra i
70° sud ed i 70° nord (mi dispiace, i poli non sono coperti).
Il quinto mezzo tecnico è una radio rice-trasmittente sulla frequenza dei 161.300 MHz (Canale E). Su questo canale si contatta la Rega, nel caso in cui il collegamento
tramite cellulare non fosse possibile. Non viene garantita la copertura totale del territorio, ma se ci sono altri escursionisti con la radio apposita nella zona, questi possono fare da ponte di
trasmissione. Su questa pagina trovi ulteriori informazioni fornite direttamente dal Soccorso Alpino Svizzero. Questa radio può essere acquistata presso i negozi specializzati di
materiale di comunicazione.
Il sesto mezzo tecnico, che consiglio solo a chi fa montagna estrema, è una PLB (Personal Locator Beacon). Si tratta di un
piccolo dispositivo della grandezza di una radiolina ricetrasmittente, che costa tra i 1'000 ed i 1'400 franchi, il quale, una volta attivato, invia un segnale al gruppo di
satelliti COSPAR-SARSAT (sia orbitali che geostazionari).
Esistono due modelli di PLB: con e senza il GPS integrato (il che spiega la differenza di prezzo). La PLB (che richiede una licenza ufficiale del UFCOM,
Ufficio Federale per la Comunicazione) viene programmata con un numero di identificazione personale unico (MMI), e registrata presso la Rega di Zurigo, assieme al tuo nominativo.
Quando la PLB viene attivata, inizia ad inviare un segnale ai satelliti COSPAR-SARSAT senza interruzione.
Se un satellite geostazionario del sistema Cospas-Sarsat (posto a 36'000 km sopra l'Equatore) rientra nel campo visivo della PLB e se quest'ultima dispone
di un ricevitore GPS integrato, in un paio di minuti la stazione terrena di Tolosa (responsabile per la gestione anche delle PLB svizzere) riceverà l'allarme contenente sia l'identità
sia la posizione della persona in pericolo.
Nel caso che la PLB non possa essere ricevuta dai satelliti geostazionari o non abbia un ricevitore GPS incorporato, bisognerà attendere il passaggio di
alcuni satelliti orbitanti a bassa quota (circa 800 km) sempre del sistema Cospas-Sarsat, che, tramite la misura dell'effetto Doppler sulla frequenza del trasmettitore
PLB, eseguiranno una specie di triangolazione e localizzazione della persona in difficoltà. Il tempo necessario per ricavare una posizione sufficientemente precisa, in questo caso
dipende dal numero di satelliti che transiteranno sopra la persona in difficoltà in un certo periodo, comunque si deve contare tra minimo 1 ora e un massimo di 6 ore.
La copertura garantita dai satelliti orbitanti é totale sulla superficie terrestre, quindi anche in zone molto impervie come gole profonde, zone discoste,
ecc. il che rende questo sistema ottimo in ogni occasione.
La precisione di localizzazione dipende dal fatto di disporre o meno del ricevitore GPS integrato, quindi può essere di alcuni metri nel caso migliore
(con GPS) a qualche centinaio di metri senza GPS ma tramite la misura Doppler dopo almeno 3 passaggi orbitali.
Non appena la stazione terrena di coordinazione di Tolosa, avrà ricevuto l'allarme allerterà la Rega fornendo tutti i dati necessari per contattare sia le
autorità preposte al salvataggio (polizia, colonne di soccorso), sia i parenti della persona in difficoltà per ottenere ulteriori informazioni. La PLB non permette tramissioni vocali, per cui chi
interviene non può sapere quale sia il problema, e di conseguenza deve prepararsi al peggio.
Bisogna notare che l'attivazione della PLB mette in moto una catena d'interventi e di persone non indifferente e quindi anche i costi rischiano di
lievitare fortemente. E' quindi necessario assicurarsi di non mettere in funzione la PLB per errore o in casi non necessari. D'altra parte se sei veramente messo male, e l'unica possibilità di
intervento è questa, meglio di niente.
A
questa pagina ci sono ulteriori informazioni fornite direttamente dal UFCOM.
Tra l'altro questa tecnologia viene utilizzata anche in barca (in questo caso non si chiama PLB ma EPIRB), e il metodo di funzionamento è lo
stesso.
Altre considerazioni di sicurezza
Purtroppo un imprevisto o un incidente in montagna possono sempre accadere: dalla slogatura di una caviglia, ad una caduta rovinosa (senza andare nel
catastrofico).
Ne consegue che:
1) Avere conoscenze almeno rudimentali di pronto soccorso è utile.
2) Avere una piccola farmacia portatile aiuta.
3) Poter chiedere l'intervento di terzi è un grosso sollievo.
Le strade delle parole
Serpenti e affini
L'Atlantico in solitaria
Resoconti di viaggio (1)
Resoconti di viaggio (2)
Resoconti di viaggio (3)
Montagna.ch di Luca Bettosini
Itineraria: viaggo lento
Ariafina:resoconti di viaggio
Prima borsa del viaggio lento
italiana
Il laboratorio del trekking
Stile alpino
Aria sottile
Girovagando
LoopLetal - viaggi e trekking online
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