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Il sacco da montagna è l'oggetto di amore e odio di ogni passeggiata. Deve pesare il meno possibile (quando sali per 1'200 metri ogni grammo ha il suo effetto), ma
deve contenere tutto quello che ti può servire, o che ti potrebbe servire. Decidere cosa mettere e cosa non mettere è sempre un dramma. Dopo diverse esperienze preparo il mio sacco in questo
modo:
Viveri: pranzo al sacco (noccioline salate, un frutto fresco), almeno 1.5 litri d'acqua (ma spesso 3 litri), barrette di cereali, frutta secca. Tengo le bottiglie grandi nel
sacco, e una bottiglietta da 0.5 litri in una tasca laterale (in inverno una piccola thermos sempre da 0.5 litri). Durante le pause riempio nuovamente la bottiglietta. In inverno, thermos di the
caldo.
Abbigliamento: paille o felpa, gamasce, K-Way, sovrapantaloni impermeabili, fascetta per le orecchie, guanti no-wind, cappellino, occhiali da sole. Se molto freddo, giacca
impermeabile foderata, canottiera termica, berretto no-wind, sottoguanti in materiale tecnico.
Strumentazione: cartine topografiche e fotografiche, lente d'ingrandimento per vedere meglio i dettagli delle cartine (la vista non è più quella di una volta), bussola, pila a
LED (a parità di potenza luminosa consuma molto meno di una lampadina ad incandescenza) e in caso di notturna anche una pila da indossare in fronte, cellulare con GPS incorporato, binocolo,
macchina fotografica, 2 Walkie-Talkie sui 446MHz, contapassi, misuratore di distanza (curvimetro) per le cartine. Fischietto.
Vari: crema solare per collo, orecchie e viso. Bastoni telescopici con punta dura (non quelli da Nordic Walking). Un mezzo rotolo di carta igienica, soprattutto se ci
sono signore (in capanna c'è sempre, ma fuori nei prati...). Carta e matita, per annotare la posizione del GPS, o trascrivere eventuali informazioni ricevute per telefono. Sacchetto per i rifiuti
(in capanna non apprezzano che si lascino i rifiuti, qualcuno li deve portare a valle per te). Prima di partire preparo un foglio con i numeri di telefono della capanna, del CAS, Rega, che metto
nel sacco.
Piccola farmacia: cerotti, benda a triangolo, spille di sicurezza, benda per fasciatura, fenistil per le punture degli insetti, due aspirine, due tonopan, betadin spray, balsamo
tigre arancione, claritine per le allergie. Coperta a sacco (2 metri) isotermica in materiale sintetico (ultraleggera, ultrapiatta), che protegge sia dal freddo che dal caldo.
In tasca: coltellino militare svizzero, portamonete e fazzoletto.
Materiale "di rispetto": il termine "di rispetto" viene dal gergo marinaresco, ed indica la strumentazione, dispositivi ed attrezzi presenti in doppio sulla barca. Il
materiale che mi porto in doppio è il seguente: cellulare, batteria per la macchina fotografica, batterie per le radioline rice-trasmittenti e le pile, stringhe per gli scarponi, calze,
biancheria intima.
Neve: in caso di passeggiate sulla neve con le racchette (ciaspole), aggiungo le ciaspole, la sonda, la pala, ed il BarryVox.
Altro: se prevedo il pernottamento in capanna, aggiungo il sacco a pelo, oppure un sacco in seta se la capanna mette a disposizione le coperte o il piumino, articoli da toilette,
ciabatte da spiaggia se non fornite dalla capanna (è vietato salire in camera con gli scarponi), training, biancheria di ricambio per il secondo giorno (un montanaro non deve necessariamente
puzzare). Per gli articoli da toilette (sapone da doccia, ecc.) se posso mi porto i campioncini che danno in farmacia: pesano meno, sono mono-uso.
In valutazione: Corda da 20 o 30 metri (come diceva Sam in "Il signore degli anelli", bisogna sempre averne una con se).
Caratteristiche e dimensioni del sacco
Il mio sacco deve avere diverse tasche esterne che mi permettano di raggiungere alcune cose senza doverlo togliere, aprire e frugarvi dentro, in particolare: la bottiglietta dell'acqua o la
mini-thermos in inverno, le barrette di cereali, il binocolo e la macchina fotografica (se impiego 3 minuti per recuperare la macchina fotografica, probabilmente lo stambecco è già andato a bersi
un caffé). Il resto può stare dentro, tanto non riesco ad utilizzarlo senza togliere il sacco dalle spalle.
Per mantenere "l'ordine" nel sacco, prendo una borsetta da toilette nella quale metto tutti i piccoli oggetti, come le batterie di riserva, i piccoli strumenti, e metto questa borsetta nella
tasca chiusa superiore, assieme alle cartine, in modo da facilitare ai miei compagni il lavoro di estrarre la stessa, senza dover togliere il sacco.
Se non ha una mantellina che lo copre, deve essere impermeabile (sai che ridere, arrivi alla capanna fradicio, e la biancheria di ricambio è bagnata pure lei), con le cinghie regolabili, larghe
ed imbottite, il supporto per la schiena, fascette per l'addome e per il torace. Ne ho uno da 42 litri per le passeggiate meno impegnative e fino ad un pernottamento in capanna, e uno da 65 litri
per quelle più intense.
Spalline, schienale e fasce
Il punto di contatto tra il sacco ed il corpo ove vi è il maggior lavoro sono le spalle. Di conseguenza le spalline del sacco devono essere morbide, e larghe a sufficienza per non "scarnificare"
le spalle nei punti di contatto. Nel caso di "ossa in vista" sulle spalle (come nel mio caso) è meglio che le spalline siano un po' più larghe, in modo da distribuire il peso su di una superficie
maggiore, e diminuire di conseguenza la pressione per centimentro quadrato. Le spalline più larghe hanno però lo svantaggio di tendere a scivolare dalle spalle. Quando ho acquistato il primo
sacco di questo tipo, mi sono quasi messo a piangere pensando al sacco militare che ho dovuto portare durante la scuola reclute: aveva le spalline in cuoio e strettissime. Anche una marcia di
pochi chilometri rappresentava per me una tortura, e mi ritrovavo sempre con la carne viva a vista, dato che le spalline mi "entravano" nelle spalle ad ogni passo.
Lo schienale del sacco dovrebbe essere staccato dal sacco stesso, ed essere "ventilato", in modo da permettere la traspirazione del sudore della schiena. Il distacco inoltre evita che, nel caso
vi siano oggetti spigolosi all'interno, gli spigoli diano fastidio alla schiena, sennò portare il sacco diventa una vera tortura. Lo schienale deve avere una forma anatomica, in modo da
appoggiare al meglio su tutta la superficie della schiena, essere morbido e un po' imbottito (sempre per gli spigoli).
Il sacco inoltre dovrebbe avere la fascetta di ritenuta delle spalline, che si chiude in alto, all'altezza dello sterno. Questa fascetta, soprattutto se si è scelto un sacco con le spalline
abbastanza larghe, evita che le stesse scivolino dalle spalle, e rende più stabile il lavoro sulle spalle.
La fascia addominale deve essere ben imbottita, ma permettere ugualmente la traspirazione. Tutte le fasce e le spalline devono essere facili da regolare in lunghezza, e mantenere la tensione
senza allentarsi continuamente.
Per permettere un lavoro corretto della fascia addominale, il sacco deve essere lungo, e scendere quasi fino all'osso sacro. Di conseguenza, se deve avere poca
capacità di carico, è meglio che sia lungo e stretto, piuttosto che corto e largo (lavorano solo le spalle ed il torace). Inoltre, la fascia addominale evita che durante i salti, o il passaggio
su terreni sconnessi, il sacco dia colpi alla schiena.
Volume ed accessori
I sacchi moderni hanno delle indicazioni del tipo "60+10". La prima cifra (sempre espressa in litri) indica la capacità standard del sacco (la parte interna), la seconda cifra indica la capacità
delle eventuali tasche esterne.
Come accessorio è utile avere delle cinghie che permettano di fissare degli oggetti particolarmente ingombranti all'esterno, come il sacco a pelo, o il sacco della tenda, in modo da lasciare
libero lo spazio all'interno per altri oggetti. Gli oggetti fissati all'esterno non devono poter "ballare" e dondolare, dato che questo movimento dà fastidio e al limite potrebbe compromettere
l'equilibrio.
Sacco da trekking e sacco da arrampicata
Al momento dell'acquisto del sacco occorre prestare attenzione al tipo di utilizzo che se ne farà. Il sacco da arrampicata, a differenza di quello da trekking, normalmente non dispone di tasche
esterne, per evitare di impigliarsi negli speroni di roccia, chiodi, e altri parti sporgenti dalla parete durante l'ascesa . Dispone però di passanti (spesso elastici) per infilare piccozze e
altri attrezzi utili durante la salita, che occorre avere a portata di mano, e che di conseguenza non vanno riposti all'interno del sacco.
Al contrario i sacchi da trekking dispongono spesso di diverse tasche, ma normalmente non hanno passanti elastici. Nel caso di passeggiate con le ciaspole, trovo utile avere almeno due fascette
elastiche esterne per potervi infilare la sonda e la pala.
Estate ed inverno
In generale il sacco invernale può essere di volume minore rispetto a quello estivo. Il motivo è molto semplice: mentre in estate si infila nel sacco il paille, o la giacca e altri indumenti per
il caso in cui ci si trovi a dover combattere il freddo, in inverno normalmente si parte con tutto (o almeno buona parte) il vestiario già indossato. Inoltre, d'inverno, l'escursione termica che
si affronta è minore (se parti a +1°, difficilmente scenderai sotto i -8°, mentre in estate ti può capitare di partire con un +22° e scendere a un +4° dopo un termporale). Di conseguenza in
inverno il sacco conterrà generalmente oggetti meno ingombranti rispetto ai capi d'abbigliamento di riserva.
Taratura del sacco
Ogni volta che preparo il sacco, mi prendo qualche minuto per assicurarmi di aver ripartito nel modo più equilibrato possibile i pesi tra la sinistra e la destra, in modo che la tensione delle
cinghie sulle spalle sia praticamente uguale. I pesi maggiori li metto sul fondo, così una parte dello sforzo viene scaricata tramite l'apposita fascia sull'addome (doppio beneficio, cala
l'adipe, e lavorano meno le spalle), e le cose più leggere sopra (così non vengono schiacciate dai pesi).
Inoltre, se devo infilarvi oggetti spigolosi, cercerò di far si che gli spigoli siano rivolti all'indietro, in modo da non spingere verso la schiena.
Durante la passeggiata devo ripetere la taratura almeno una (se non due) volta, dopo che ho scaricato un litro o più di acqua dalle bottiglie che tengo all'interno. Di norma lo faccio dopo la
sosta del pranzo.
Al momento della partenza occorre verificare che tutte le tasche interne ed il sacco principale siano ben chiusi: niente di più facile che perdere qualcosa camminando. Inoltre, se devo percorrere
un tratto ostico che richiede salti, sposto temporaneamente gli oggetti che potrebbero uscire (come la macchina fotografica, il binocolo e la bottiglietta) in una tasca interna. Stessa cosa nel
caso in cui debba fare un po' di Telemarking con le ciaspole: se cado entra neve dappertutto, e la macchina fotografica ed il celluare non gradiscono molto. Dopo ogni pausa verificare che il
sacco sia nuovamente ben chiuso.
Il sacco giusto, caricato correttamente, ben equilibrato e ben regolato non è mai una tortura da portare con se.
Alcune idee supplementari
Di seguito alcune idee che fin'ora non ho avuto bisogno di applicare, ma che tengo presente per i "non si sa mai":
1) Se fa freddo, e non ti fermi in capanna a mangiare, potrebbe essere una buona idea quella di prendere una o due thermos di acqua bollente, le bustine del the, e le bustine delle minestre
istantanee. A seconda della necessità puoi prepararti un the caldo, oppure una minestra veloce.
2) Se la passeggiata è lunga, vuoi risparmiare sul peso, e sai che puoi procurarti acqua potabile lungo il percorso, puoi prendere con te un fornellino a gas, o meglio ancora a combustibile
solido, unitamente al suo pentolino. In questo modo puoi "ricaricare" la thermos, e in più avere una bevanda calda o una minestra lungo il tragitto. Attenzione a non appicare incendi!
3) Se ti fermerai in un rifugio non presidiato, e vuoi mangiare caldo, porta con te la farina ed il sale per una polenta. Per un litro d'acqua bastano 250 grammi di farina ed un cucchiaino di
sale. Devi avere un po' di pazienza (dal momento in cui inizia a bollire l'acqua e butti la farina ci vogliono almeno 30 minuti), ma il rapporto peso / quantità da mangiare è ottimo: con i famosi
250 grammi di farina ottieni 1.250 chili di polenta. Tieni conto che dopo (se sei come me) avrai difficoltà a rimetterti in moto...
Ti metto a disposizione una checklist per la preparazione del sacco: trovi le referenze su come
scaricarla in questo articolo.
Per concludere
Quando vai ad acquistare il tuo sacco, prenditi un'oretta di tempo per valutare bene tutti i vari punti. Chiaramente, se fai passeggiate di due ore, diversi dei punti esposti sopra diventano
irrilevanti, ma se come me ti tieni il sacco in spalla per 10 ore durante la giornata, beh, i cinque minuti che hai risparmiato al momento della scelta potrebbero diventare fonte di fastidio
o tortura, togliendoti il piacere della gita.
Per l'acquisto (come già spiegato per l'abbigliamento e gli scarponi) consiglio di visitare un negozio specializzato. Trovi diversi modelli esposti, puoi provare il sacco con qualche chilo di
carico per verificare se le fasce lavorano correttamente e se la lunghezza è appropriata. La qualità dei materiali è più costosa, ma non ti ritrovi con una cinghia o una spallina rotta a metà
percorso...
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Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna
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