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Percorso effettuato: Morcote (Q272) - alpe Vicania (Q675) - parco San Grato (Q709) - Carona, piscina (Q630) -
Madonna d'Ongero (Q623) - Torello (Q521) - Morcote.
Difficoltà: sentiero e strade forestali T1.
Dislivello: 672 metri.
Lunghezza del percorso: 13 chilometri.
Sforzo equivalente: 20 chilometri.
Durata (incluse le pause): 6.5 ore. Si può percorrere il giro senza fermate in circa 4 ore, ma sarebbe peccato.
Riferimenti: il parco del San Grato (Lugano Turismo), Morcote su Wikipedia, Carona su Wikipedia, il ponte-diga di Melide su Wikipedia, la chiesa di Santa Maria d'Ongero su Wikipedia, la chiesa di Santa Maria Assunta a Torello su Wikipedia,
Nota sul parco San Grato: se hai bambini piccoli, se ti piacciono i fiori, se vuoi passare un pomeriggio domenicale in relax anche senza camminare per delle ore, visita questo gioello posto sopra Carona. Parcheggi alle piscine di Carona, sali lungo il comodo sentiero, e in pochi minuti ti trovi in un ambiente splendido. Aprile e maggio offrono la fioritura delle azalee, di cui il parco è pieno. Trovi prati per il pic-nic, percorsi didattici adatti a tutti, puoi lasciare scorazzare i bimbi in tutta sicurezza, godi di una vista sul San Salvatore, Lugano, il lago, Melide, Bissone, il San Giorgio splendida. I "sentieri" sono per la maggior parte stradine forestali, per cui un buon paio di scarpe da ginnastica vanno benissimo. Trovi anche gli angoli-gioco per i tuoi bimbi, e dulcis in fundus, anche un ristorantino per il caffé o il gelato.
Quando viaggi in autostrada, e da Mendrisio ti dirigi verso Lugano, passando il ponte di Melide hai di fronte a te un bitorzolo. Chiamarlo montagna sarebbe esagerato, ma è sicuramente più di una collina. Si tratta del monte Arbostora, che come una lingua si insinua nel lago Ceresio, creando i due rami del golfo di Agno e del golfo di Lugano. Collegato tramite una sella, sulla quale è posta Carona, al San Salvatore, non offre rilievi di prestigio, e viene spesso ignorato e dimenticato.
Mi hanno dato una penalità di partita... Dopo la pescata di settimana scorsa, le signore (Danila e Rita), mi hanno informato che la prossima escursione l'avrebbero organizzata loro, e che io ero esautorato. Beh, me la sono meritata. E devo dire che non mi è dispiaciuta l'idea, per una volta, di andare a traino, invece di dovermi preparare tutto io. Il parto della gita è stato periglioso: volevamo andare di venerdi, dato che per il fine settimana la meteo era annunciata dal bruttino al pessimo, e fino all'ultimo momento non ho avuto conferma che potevo sganciarmi dal lavoro.... Vengo informato che la gita sarà tranquilla, senza possibilità di perdersi (così non fanno brutte figure loro).
09:30 Ci ritroviamo i soliti quattro dell'Ave Maria (beh, erano tre, ma tanto io in foto non ci sono mai), Danila, Rita, Pierfranco con il sottoscritto a Morcote. Dopo il solito caffé, ci prepariamo per la partenza. Vengo informato che per arrivare all'alpe Vicania ci sono più di 1'400 scalini da fare. Oh mamma mia: hanno deciso di punirmi... Gli scalini sono la cosa che odio di più. La meteo promette bene, e vediamo Porto Ceresio dall'altra parte.
Ci spostiamo ai piedi della scalinata, che conduce prima alla chiesa e al battistero, per salire poi lungo il versante della montagna.
10:00 Con calma (mi sono arrivate due telefonate di lavoro mentre salivo), arriviamo alla chiesa e al prato del battistero. La temperatura inizia già ad alzarsi, e oltre a visitare i due edifici, ci allegeriamo per non morire di sudore.
10:10 Ripartenza. Apparentemente le informazioni ricevute sono sbagliate, in questo tratto di scalini non ce ne sono. Il sentiero qui non è larghissimo, ma non presenta difficoltà. In compenso sale abbastanza velocemente, e sotto di noi possiamo vedere il nucleo di Morcote.
10:20 Raggiungiamo un punto di sosta, con bellavista.
Lungo la via abbiamo incrociato diversi turisti, che sembra parlino una lingua slava. Non sono abbigliati per lunghe escursioni, e vanno su e giù come se non sapessero bene dove dirigersi. Però hanno imparato a dire "buongiorno" in italiano, e questo è apprezzabile.
La primavera, con la sua fioritura, sta iniziando a colpire bene, e mi offre spunti fotografici e tutto spiano.
11:05 Le informazioni erano esatte: tutta a scalini. Per fortuna non di quelli alti, rompiquadricipiti, che trovi in montagna. Abbiamo costeggiato un terreno privato, immenso, che sale praticamente da Carona fino all'alpe, e accanto alla rete di protezione, scalini lunghi, tanti. Poi finalmente il cielo si apre sopra di me, e vedo un cartello giallo che mi dice che le fatiche della salita sono terminate. Da qui, più o meno, tutto pianeggiante.
L'alpe Vicania si presenta come una grande zona libera da alberi, quasi in cima alla montagna. Un allevamento di cavalli, un grotto-ristorante, e silenzio. Non si sente il rumore del traffico.
Le capogita decidono che è permesso fermarsi al ristorante, e godersi un attimo di quiete. Pier ed io non diciamo di no (quando le donne comandano, comandano), e facciamo come i turisti veri: fronte al sole, e chiacchere.
11:45 Sistemato il conto ci rimettiamo in moto, verso la prossima destinazione. Lungo la via, un elicottero parcheggiato. Probabilmente è di quattro signori che discutevano animatamente sulla terrazza del ristorante. Cavoli, ma fino a qui devono venire ad impestare l'aria?
Lungo il fianco della montagna il sentiero si è trasformato in una bella strada forestale, agevole, da percorrere in tutta tranquillità: avrei potuto mettere anche le scarpe da trekking, invece che gli scarponi da montagna.
Ad ogni incrocio, cartelli segnavia rendono chiaro il percorso. Beh, così sono capace di non perdermi anch'io... La vegetazione, pur priva di foglia, è abbastanza fitta da togliere parzialmente la vista, fino ad un punto proteso verso il lago, dal quale finalmente riesco a fotografare il ponte-diga di Melide.
La prima costruzione risale al 1847, unicamente stradale. Poi vi aggiunsero la ferrovia, ed in seguito, negli anni '60, l'autostrada. E' un nodo importantissimo del traffico ticinese, e quando si formano colonne qui, ne risente la circolazione di mezzo cantone.
12:30 La forestale si apre improvvisamente, e ci troviamo alle porte del paradiso. Azalee ovunque, alcune già fiorite, la vista del San Salvatore davanti a noi. Siamo arrivati al parco San Grato.
Lo percorriamo in tutta la sua lunghezza (ma non altezza) in un tripudio di colori e vegetazione. Cartelli didattici, sentieri tenuti alla perfezione, vista su Carona e San Salvatore, parchi gioco. Splendido. Cerchiamo un posticino appartato per il nostro pranzo al sacco, e troviamo uno prato delizioso costellato di crocus bianchi e viola. Il posto è perfetto.
13:30 Terminata la pappa, con vista sul Lema, Tamaro, e tanti altri, ci imboschiamo al ristorante del parco per il caffé ed il gelato. Decisamente le signore fanno le cose alla grande, quando organizzano: ho ancora molto da imparare. La terrazza offre la vista verso Lugano e Bissone. Il sole splende. Niente rumori artificiali, gelato al limone, e caffé. La vita è bella.
14:00 Decisamente oggi niente stress. Pausa pranzo lunghissima, finalmente decidiamo che forse bisognerebbe proseguire: si stava bene qui... Imbocchiamo il sentiero di discesa verso Carona, tutto a tornanti nella parte alta, per spianarsi poi al limite tra la strada ed il bosco nella parte bassa. Giriamo attorno al monte, con la vista su di una delle belle chiese di Carona.
Poi proseguiamo per un breve tratto sull'aslfato, fino alla piscina di Carona, e da li riprendiamo la forestale che porta verso la madonna d'Ongero. Essendo tutto in piano, il mio cambio automatico ha inserito l'overdrive, e mi ritrovo in testa alla comitiva.
14:30 Senza penare arriviamo alla chiesa della madonna d'Ongero. Bella costruzione, con una mini via crucis, le cui stazioni non hanno più immagini, e numerate in modo da farti fare lo zig-zag da sinistra a destra e viceversa salendo. La porta della chiesa è chiusa, per cui niente visita.
Sosta per il rifornimento idrico: il caldo si fa sentire, e il mio sacco sta diventando sempre più leggero. Sono partito con quasi quattro litri d'acqua e liquido isotonico, me ne resta meno di uno. Dopo la visita riprendiamo la forestale, dalla quale si intravvede la zona di Agno, ma la vegetazione impedisce di scattare delle foto degne di questo nome. Poi, indicazione di un punto di bella vista, e mi fiondo: golfo di Ponte Tresa, pian Scairolo, le montagne verso il Tamaro, la zona dietro il San Salvatore.
15:00 Abbiamo percorso la forestale senza problemi, per arrivare a Torello, caratterizzato da un unico edificio, composto da una chiesa ed una casa d'abitazione collegata. Una volta questo era un convento, Attorno prati, e vista quasi si fosse nel Monferrato.
Nuova breve sosta, per la merendina del pomeriggio, e per godersi il paesaggio. Scendiamo leggermente, per poter ammirare l'edifico in tutta la sua imponenza.
Ulteriore discesa di alcune decine di metri, e arriviamo al bivio, dove prendiamo a sinistra verso Morcote. Nuovamente ci ritroviamo su di una bella forestale, che scende lentamente e costantemente verso il lago, percorrendo il giro del monte Arbostora in senso anti-orario rispetto alla nostra direzione di marcia. Camminata agevole, senza problemi, tra i rami si intravvede il lago,
Il sottobosco ci offre fiorellini di tutti i tipi, ciliegi selvatici in fiore e farfalle.
16:00 Siamo alle porte di Morcote, dopo una discesa lenta e tranquilla: quasi quasi avrei preferito salire da questa parte. Percorriamo le vie alte di Morcote per portarci al parcheggio dal quale siamo partiti, ammirando gli splendidi giardini e le ville che ci circondano (zona di borsoni, decisamente). E dall'altra parte, il poncione d'Arzo, che mi ha fregato in febbraio. Lo guardo bene: non c'è più neve, magari settimana prossima lo risfido nuovamente...
16:15 Sistemati, calzato le scarpe da settimana, deposto i sacchi, siamo nuovamente imboscati al bar per bagnare l'ugola. Turisti che ci guardano straniti, in tenuta da trekking, loro bene vestiti. Si sente solo tedesco e slavo (russo?). Ultima foto a Porto Ceresio, con battello in bella vista.
Passeggiata veramente deliziosa, non faticosa, da farsi con ritmi tranquilli, godendo ogni istante. E soprese, molte più di quante mi sarei atteso, ma non di quelle che organizzo io di solito :-) Da consigliare anche alle famiglie, soprattutto la visita al San Grato. Ed ecco il profilo altimetrico dell'escursione.
La passeggiata inizia al Km 8, continua fino al 12, per tornare poi da 0 a 8. Avevo impostato Morcote come punto di partenza (Km 0), e invece il profilo me lo ha spostato al Km 8.... Mmmmmh. Ricontrollo il profilo di settimana scorsa: ahhhhh, invece di tenermi Casima come punto di partenza, ha presso Cabbio, per cui io avevo memorizzato una salita immediata, che invece era alla fine dell'escursione. Bene, ho imparato qualcosa: mai fidarsi dell'informatica.
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto della passeggiata (non che ci sia qualcosa di speciale).
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L'Atlantico in solitaria
Un progetto educativo in barca a vela: il
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Interessi: trekking, escursioni, passeggiate, foto, natura, rifugi, capanne, flora, fauna, laghi
Percorsi: forestale, sentiero, transumanza, valico, passo, bocchetta, ganna
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