Condividi l'articolo La via delle genti: il passo del San Gottardo, 10.10.2010: Percorso effettuato: Airolo (Q1141) - passo del San Gottardo (Q2111) - Hospe ...
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Percorso effettuato: Airolo (Q1141) - passo del San Gottardo (Q2111) - Hospental (Q1452) - Andermatt (Q1436) - Göschenen
(Q1102). Rientro ad Airolo con il treno.
Difficoltà: sentiero T2 fino ad Hospental, poi T1.
Dislivello: 1'300 metri.
Lunghezza del percorso: 25 chilometri.
Sforzo equivalente: 38 chilometri.
Durata (incluse le pause): 7.5 ore.
Riferimenti: il "Passo del San Gottardo" su Wikipedia.
Escursione in solitaria pianificata da molto tempo... Rita ha un impegno tutta la giornata, e da un bel pezzo mi sono messo in agenda questa passeggiata. Temo solo per la meteo, che sia già
arrivata la neve in alto, o che piova. Invece da lassù mi assistono alla grande. Nebbioso nel tratto ticinese (che regalo splendido), bello dall'altra parte, e niente neve.
08:15 Dopo il caffé canonico, sono finalmente pronto per partire. Una nebbiolina avvolge tutto, visibilità qualche centinaio di metri. Splendido. Amo la nebbia, rende tutto magico, ti prepara ad
incontri inaspettati, scopri le cose un poco alla volta, invece di vedere tutto subito.
Ho preso con me le cartine, ma non penso ne avrò bisogno: mi sono guardato il percorso molte volte, è chiaro e semplice,
non ci si può sbagliare. Prendo la strada che porta verso il centro di manutenzione della galleria stradale, poi inizio la salita lungo la strada asfaltata. Ad un certo punto vedo il cartello
giallo, ben sopra di me, e nessun sentiero che vi arriva. Ahia, già sbagliato alla partenza... Fa niente. Decido di continuare lungo la carrozzabile, tanto so che il sentiero interseca la strada
diverse volte salendo, prima o poi lo becco. Dall'altra parte della valle il caseificio di Airolo mi guarda...
08:25 Airolo ormai resta in basso, e fra poco la nebbia me lo nasconderà del tutto.
Un ultimo riflesso nell'acqua, prima di immergermi totalmente in questo mondo che mi ricorda Avalon.
08:40 Curva, salita, e arrivo a Fondo di Bosco. Cartello giallo con l'indicazione del sentiero, non mi ero
sbagliato.
Pochi passi lungo il sentiero, passo una casa con quattro asini in giardino. Bisogna fare una deviazione per coccolarli, e
deviazione sia. Si avvicina il primo, probabilmente l'individuo omega, quello che si manda sul campo minato per verificare la situazione. Quando gli altri vedono che la situazione si mette bene,
ad uno ad uno arrivano tutti, ognuno mandando via quello che c'era prima. Razione per tutti, non c'è problema.
08:45 Ormai sono nel paese delle fate. Rumori se ne sentono pochi, la nebbia ovatta i suoni. Il sentiero si apre davanti a
me, poco alla volta, per richiudersi dietro: forse non è possibile tornare sui propri passi. I primi colori d'autunno rallegrano il percorso.
Poi, l'incontro con la strada della Tremola, ancora in pavé per buona parte. Tutti sanno che esiste, pochi sanno come
arrivarci. Strada che portava tutto il traffico fino agli inizi degli anni '70, chiusa in inverno (si caricavano le auto sui treni navetta per passare la galleria ferroviaria), e oggi percorsa da
pochi amanti.
Poco distante una deponia di sassi cubici, probabilmente il materiale utilizzato per la manutenzione.
09:15 Il sentiero è salito bene, ma con pendenza accettabile. Spesso ho visto porticine nella roccia, parte probabilmente
del sistema difensivo denominato "Ridotto nazionale". Adesso mi si presenta un manufatto in mezzo al sentiero, probabilmente non sono lontanto da Motto Bartola.
Salita su di un piccolo poggio, curva a sinistra e discesa, e in effetti sono arrivato a questa installazione militare. Una
volta qui aveva sede la scuola reclute della fanteria (il CAR, Centro Addestramento Reclute come si dice in Italia), oggi invece credo vi sia la scuola reclute dei sanitari.
In alto, il ristorante Bellavista (oggi il nome non è meritato). Dovrebbe trovarsi a circà metà altezza tra dove mi trovo
ed il passo: mamma mia, quanta salita ancora. Poco sopra si trova la fermata del bus dove abbiamo atteso il postale al termine della strada alta della valle Bedretto, ma oggi non passerò di li: mi attendono i
tornanti della Tremola.
09:30 Subito dopo Motto Barola il sentiero ricomincia la salita, tenendomi verso destra. Ondate di nebbia salgono e
scendono, lasciandomi i vestiti umidi.
09:40 Il sentiero mi tiene sulla sinistra orografica del corso d'acqua che scende dal passo, e si inerpica deciso, in un
terreno molle e paltoso. Ogni tanto gli scarponi vengono risucchiati dal fango, fatica boia per tirarli fuori.
Finita la salita, davanti a me si apre la valletta con la strada del Gottardo, quella che mi ricordo percorrevamo negli
anni '60, quando si andava in Svizzera Interna a trovare qualche parente. Ricordi di mia sorella, che doveva prendere uno zuccherino con un qualche medicinale per combattere il mal d'auto. Strada
che i camion, le roulotte ed i pullman percorrevano facendo due manovre ad ogni tornante, creando lunghe file di auto dietro di loro. E se due si incrociavano proprio un una curva, erano
dolori.
10:00 Salgo lungo la strada, troppo poco spazio per un sentiero, i dadi scivolosi per l'umidità, due brevi curve, poi si
para davanti a me la maestà di questa strada, tenuta ancora oggi in modo impeccabile.
Curva e controcurva, un balletto di cambi di direzione.
10:15 Mi sto alzando, il ritmo di cammino è buono dato che la pendenza non è troppa. Sono già passati due ciclisti, e
alcuni motociclisti. Sotto di me un altro si avvicina.
Ammiro la tecnica costruttiva dei terrapieni: pietre inserite a cuneo, come chiavi di volta, la gravità gioca a favore,
rendendo stabile il sostegno. Ingegno dell'uomo.
10:20 Il ciclista mi sorpassato, sono due ore che cammino, decido per una pausa. Banana, una riga di cioccolata nera
(niente cornetto, ho dimenticato di acquistarlo). Come mi fermo la temperatura corporea scende velocemente. Per regolarla avevo tenuto le maniche della felpa fin sopra il gomito, adesso le
srotolo fino ai polsi. Sento i capelli umidi (poco umidi, pochi capelli) per la nebbia che si condensa sulla mia testa. Fermata breve, anche le mani iniziano a raffreddarsi, altrimenti mi tocca
tirare fuori berretta e guanti.
Ogni tanto c'è un pezzo di sentiero staccato dalla strada, ma non sempre lo prendo. In certi punti sale con pendenza
micidiale per me, preferisco allungare in chilometri e diminuire i gradi di salita.
10:40 La nebbia si dirada nuovamente, posso guardare in alto. I tornati sembrano non finire mai, dovevano avere la stessa
impressione anche gli automobilisti.
10:55 Piccolo spiano nella valletta. Il sentiero si stacca nuovamente verso sinistra, la strada continua a destra. Stavolta
decido per il sentiero, mi sembra mi porti più velocemente.
Risalgo il crinale, comincio a sentire un vento di cresta, tipico delle bocchette, dei passi e delle creste. Spero sia buon
segno, l'aria è fredda, e se aggiungi l'umidità...
11:05 Il passo delle Termopili? Cosa ci sarà dietro?
Scollino, svolto l'angolo verso sinistra, e si! gli edici della zona dell'ospizio del San Gottardo.
11:15 Da qui si continua quasi in piano, per ricongiungersi con la strada. Poi vedo apparire l'edificio del museo del San
Gottardo, e so di essere arrivato.
Sulla piana diversi turisti arrivari in auto, mi guardano come fossi un alieno. Forse per gli scarponi sporchi di fango...
E' un po' presto rispetto al mio orario normale per il pranzo, d'altra parte nella discesa fino ad Hospental non credo ci siano altri punti di sosta, così opto per un pranzo anticipato. Crema di
boleti con una bella fetta di pane nero a pezzi "pocciati" nella crema, e caffé. Nel servisol poca gente, il personale non particolarmente cordiale. Lo stomaco è contentissimo della zuppa calda,
ci voleva proprio. Il caffé va giù, ma non lo metterei nella categoria "i migliori che ho assaggiato".
11:45 Nuovamente in viaggio. Adesso inizia il toboga fino a Göschenen, praticamente tutta discesa e brevi tratti piani. Si
continua sul pavé.
In breve la zona dell'ospizio resta indietro, e terminano i rumori da "civiltà".
Poco oltre marca bianco-rosso-bianco che mi porta via dalla strada, per finire sulla vecchia mulattiera del passo. Molto
pittoresco, ma il durone sotto il piede destro inizia a chiedermi se sono scemo o cosa.
Davanti a me, come promesso dalla meteo, le prime avvisaglie di bel tempo. Non so se essere contento o meno, la nebbia ha
decisamente il suo fascino. Poi un lampo, ho dimenticato gli occhiali da sole!!! Sono leggermente fotofobico, rischio di tornare a casa con un bel mal di testa. Boh, al limite mi costruirò un
paio di occhiali come fanno gli esquimesi: barretta di legno con due fessure orizzontali, laccio dietro la testa.
Poi intravvedo la diga del Lucendro, ricordi della splendida escursione ai suoi
laghetti...
E poco sotto, l'entra del ristorante e albergo quattro stelle "La Claustra". Costruito ristrutturando un vecchio fortino della
seconda guerra mondiale, non collegato al sistema del "ridotto nazionale", offre l'opportunità di assaggiare la vita dei militi confinati qui dentro, ma con molte comodità in più. Non lo si può
visitare, si entra solo su riservazione. Ho avuto la fortuna di cenare qui poco più di una settimana fa, cortesia e gentilezza di un cliente, ed è un'esperienza interessante.
12:05 Decisamente l'aria si sta schiarendo, il Gottardo agisce come al solito da barriera. Già, ma quando succede così normalmente c'è vento, il favonio (o Phöne, come viene chiamato in tedesco),
vento forte ed impetuoso, caldo e secco in basso, fastidioso e noioso. Sperem ben.
Cammino deciso, passo leggero. Aguzzo le orecchie, per tentare di sentire le eco dei muli che passavano di qui, le imprecazioni dei mercanti, ma mi risponde solo la strada principale, troppe auto
che passano troppo vicino. Intanto ho iniziato a costeggiare la Reuss, uno dei quattro fiumi che nascono da questo massiccio, assime al Reno (che sfocia a Rotterdam), il Ticino (che confluisce
nel Pò a Pavia), e il Rodano, che dopo aver formato il lago Lemano (o di Ginevra) passa Lione, raccoglie la Sarine, e sfocia poi a Marsiglia. Un fiume per ognuno dei punti cardinali.
12:25 Il sentiero passava dall'altra parte, e non me ne sono avveduto... Continuo lungo la strada, e poco prima di questo ponte il sentiero si ricongiunge con la strada. Poco male.
Appena passato il ponte, si apre un nuovo panorama, nuova discesa.
12:50 Discesa non agevole... Arrivo a questo fungo in cemento armato, credo sia uno dei pozzi di ventilazione della galleria stradale del San Gottardo. Annuso l'aria attorno, ma non riesco a
sentire cattivi odori.
13:25 Ho percorso tutta la piana, e di nuovo sotto di me un ulteriore salto. Vedo alcuni edifici, ma di Hospental ancora nessuna traccia. Strano, non dovrei essere molto distante.
Poi mi trovo di fronte un ponte, ma il sentiero passa sotto, su di una passerella. La imbocco, sguardo fisso avanti, no guardare giù.
Appena passato il ponte, curva a sinistra. Decido di guardare giù, e si, e proprio Hospental.
Cavoli, è rimasta nascosta fino all'ultimo. Scendo l'ultimo tratto, e decido di fare il test caffé. In che cosa consiste? Sedersi per almeno un quarto d'ora, rialzarsi, e sentire come reagiscono
le gambe dopo la pausa.
13:55 Test effettuato, le gambe non hanno urlato. Prima di entrare nel bar avevo già indivudato i cartelli gialli, mi dirigo verso gli stessi, e trovo immediatamente l'indicazione per Andermatt -
Göschenen. Diverse foto del paesino percorrendolo.
Il sentiero mi porta sulla sinistra della Reuss, fuori dal tracciato del traffico. Bello in piano, il mio tipo di percorso. Intanto il vento, come pronosticato, ha iniziato a farsi sentire, già
bello rafficato. Per fortuna che in generale soffia da dietro. Passo diverse fattorie.
14:15 Ormai Andermatt è dietro l'angolo, cioé, dietro il ponte. Sopra il villaggio si vede la strada che sale al passo dell'Oberalp, e la linea ferroviaria.
Altro passo da mettere in agenda... Pensaci, se vuoi andare ad Olivone da qui, puoi salire il passo, scendere a Disentis, salire il Lucomagno, scendere, e sei arrivato. In due giorni tranquilli
tranquilli... I miei pensieri vengono interrotti dal bambino che c'è in me (si, un poco ne è rimasto): il treninoooooo...
Subito dopo il sentiero svolta per attraversare la piana a 90°, e il vento che fino a quel momento mi spingeva, passa al traverso. E che traverso, roba che in barca a vela daresti due mani alla
randa e passeresti alla trinchetta. Mi spinge talmente forte che al primo momento sbando verso destra, poi poggio il timone e lasco la randa, e mi riprendo. Occhi socchiusi per non fare entrare
la polvere (ahhh, gli occhiali), poi curva a destra, e si passa ad un gran lasco quasi poppa, ma niente farfalla qui.
14:45 Andermatt raggiunta. Passo il buffet della stazione, decido di lasciar stare il test caffé, sennò non arrivo più. Svolto a sinistra per portarmi verso l'orrido della Reuss che scende, e
ritrovo il sentiero.
Mauro, che ha già percorso questo itinerario prima di me, mi ha detto che le gole sono molto belle. Attendo con impazienza la cigliegina sulla torta di una bella giornata.
15:00 In un attimo arrivo al "Ponte del diavolo". Il nome è dovuto ad una leggenda, presente in alcune varianti lungo tutto l'arco alpino. Normalmente si tratta di un ponte costruito in un punto
particolarmente impegnativo. La leggenda narra che il diavolo propone ad una persona del luogo di costruire il ponte in una notte, ma che come ricompensa vuole l'anima del primo essere vivente
che lo attraverserà. La persona (spesso un commerciante) accetta, il diavolo costruisce il ponte in una notte. Il finale ha due varianti: nella prima è la figlia della persona che ha fatto il
patto a passare il ponte, e il diavolo ne ruba l'anima, nella seconda invece è il cane della persona, e il diavolo resta scornato. Questa leggenda la trovi qui, ma anche in diverse zone del Nord
Italia, e forse anche in Austria.
Appena sopra il ponte passa la ferrovia. Sarebbe bello riuscire a fare una foto con il trenino sopra... Attendo una decina di minuti, ma di trenini non ne passano. Niente, mi rimetto in marcia.
Le gole sono molto profonde, bella acqua smeraldo sul fondo, roccia quasi bianca.
15:10 Il sentiero confluisce con la strada del passo. Una colonna continua di veicoli in entrambe le direzioni, probabilmente ci sarà coda ad entrambi i portali, oppure la galleria è chiusa.
Fatto sta che trovo il punto più pericoloso di tutto il tragitto: devo attraversare la strada a due riprese. Ci sono le striscie pedonali in entrambi i punti, ma vicine alle curve, le auto
arrivano veloci, qui rischio la pelle. Due sprint veloci alla Mario Brother mi portano oltre, e guardando verso il basso noto che il sentiero corre sul tetto dei ripari valangari della strada.
Meglio sopra, che addosso.
15:25 Il sentiero è bello agevole, praticamente una forestale. Scendo le gole scattando diverse foto (le puoi vedere nel secondo album), e raggiunta la curva verso destra appare già Göschenen
sotto di me.
E' già da un po' che tengo d'occhio una nuvoletta, che si dissolve e si riforma sempre nello stesso punto. Forse c'è una termica che sale proprio li, oppure è affezzionata a quel punto della
montagna.
15:30 Ulteriore ponte in pietra. Questo, costruito anche lui con il sistema dell'arco romano con chiave di volta, presenta la tipica gobba dei ponti in cui l'attacco è basso rispetto al punto
centrale, come ad esempio quello a doppia gobba di Lavertezzo.
13:40 Ritrovo la rosa canina, l'ultima l'avevo vista poco dopo la partenza da Airolo.
E ultimi scorci sulle gole.
La nuvoletta nel frattempo è in fase dissoluzione.
15:45 Göschenen. Sono arrivato più velocemente di quanto avessi preventivato, sto quasi pensando di continuare fino a Wassen. Già, e se poi non ci sono treni che si fermano? Per oggi può bastare,
non pretendere troppo.
13:50 Sono alla stazione, ed il treno per Airolo mi parte sotto il naso. Il prossimo fra un'ora. Faccio un altro test caffé, Wassen ci sarebbe potuta stare. Poi mi tiro nella sala d'aspetto per
ripararmi dal vento, che a causa della ristrettezza della valle in questo punto soffia in modo micidiale.
17:05 Airolo. Tolgo gli scarponi, non ho neanche avuto bisogno del paio di calze più grosse che avevo portato con me. Poi rientro a Bellinzona, e si, ci sono tre chilometri di coda al portale sud
della galleria.
Ecco il profilo altimetrico dell'escursione.
Clicka qui se vuoi vedere il primo album di foto, da Airolo fino a Hospental.
Clicka qui se vuoi vedere il secondo album di foto, da Hospental fino a Göschenen.
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