Il blog delle passeggiate sulle montagne del Ticino
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Laghetto e rifugio Tomeo, 25.07.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Broglio (Q670) - rifugio Tomeo (Q1748) - laghetto Tomeo (Q1660).
Difficoltà: sentiero T2 con un breve tratto esposto (uso di una cordina metallica). Nota: quando siamo passati noi, scendeva appena un rigagnolo d'acqua, ed il passaggio non è stato per niente
difficile. Nel caso in cui la portata d'acqua sia importante, il passaggio diventa molto più impegnativo, ed il percorso viene classificato come T3. Andreas, che mi ha accompagnato sul Sentiero
degli Stambecchi, è uscito completamente bagnato da questi 15 metri, per la cascata d'acqua che scendeva.
Dislivello: 1200 metri.
Lunghezza del percorso: 10 chilometri.
Sforzo equivalente: 22 chilometri.
Durata (incluse le pause): 7.75 ore.
Riferimenti: serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", La via alta della Vallemaggia.
I piani per questa settimana erano un po' diversi: dovevamo andare nella Surselva a sgranchire le gambe. Ma la meteo sabato ci informa che di là sarà brutto tempo stabile almeno fino a giovedi.
Discutiamo, e decidiamo di lasciare stare, ed organizzarci qualche escursione in Ticino. Da un po' di tempo non ci portiamo avanti con i laghetti della serie omonima, così pensiamo bene di
metterci al passo, sennò non li vedremo mai tutti... Di conseguenza, domenica il laghetto Tomeo, pernottamento a Bignasco, e lunedi il laghetto Sfille, sopra Cimalmotto (val di Campo, una
laterale della Vallemaggia).
Il sentiero che porta al Tomeo è un sentiero di pietra ed acqua. L'escursione è stata impegnativa fisicamente e psicologicamente: fisicamente poiché la pendenza è forte (si salgono 1100 metri in
circa 4 Km di percorso) e psicologicamente, dato che per tutta la salita e la discesa bisogna tenere alta la concentrazione per muovere ogni passo. Il sentiero è costellato di sassi, e anche nei
(pochi) tratti quasi in piano, non si può mollare un solo istante. Ma è una via molto bella, con il rio Tomeo che scende dal laghetto che crea cascate e scivoli d'acqua affascinanti. E quante
farfalle...
10:40 Dato che non dobbiamo rientrare a casa alla sera, ce la prendiamo comoda al mattino. La strada per arrivare a Broglio da Bellinzona è lunghetta (quasi un'ora e mezzo), Piazziamo l'auto in
uno spiazzo vicino al fiume (in paese non c'è parcheggio), e ci prepariamo. Acqua nel sacco tanta. Da qui possiamo vedere l'abitato dal basso.
Il primo tratto di sentiero è molto agevole: una piccola salitella ci porta ad un traverso orizzontale che conduce fino all'imbocco della valle. Si sale dolcemente nel bosco, e poco dopo possiamo
osservare Broglio dall'alto.
11:05 Appena passato un ponticello sul rio Tomeo, ci troviamo ad una biforcazione. Sotto di noi l'acqua forma delle pozze dal colore splendido.
Il cartello indica dei tempi da fantascienza per la salita: 2 ore e 45 fino al rifugio. Tenuto conto del dislivello, e della pendenza, ho calcolato circa 4 ore per la salita, e tre ore per la
discesa (tempi rispettati).
In effetti dopo il cartello, il sentiero inizia a salire, e non la smette più. Un primo annuncio del tipo di percorso ci viene da questa piccola frana, che ci accompagnerà per un bel pezzo. La
foto non rende giustizia, devi immaginare che la pendenza della frana è di circa 75°, l'ho scattata a naso in su.
Il sentiero sale tutto lungo il lato destro orografico di questa valletta laterale, formando un'ampia curva verso destra (salendo). Da qui non riusciamo ancora a vedere la nostra meta.
11:50 Arriviamo ad uno spiazzo aperto, costellato di roccette: fino a qui abbiamo sempre viaggiato nel bosco. Sotto di noi il Tomeo forma nuovamente delle splendide pozze, e alcune persone si
sono date la briga di salire per godersi il posto.
Di fronte a noi vediamo un alpeggio, probabilmente i monti di Rima.
Salendo questo tratto veniamo circondati dai grilli, che scappano davanti ai nostri piedi. Dato che fuggono nella stessa direzione in cui andiamo noi, sono costretti a saltare nuovamente, e ad
ogni passo aumenta il loro numero. Siamo come dei pastori che raccolgono man mano le pecore, spingendole avanti.
12:10 Sotto il nostro piede, pietra. Pietra piatta, pietra appuntita, pietra arrotondata. Pezzi piastrellati di pietra, e tratti costellati di pietra. E' una natura rude e ruvida, forte e aspra,
ben diversa dai sentieri montani della valle di Blenio e della Leventina. E' una natura fatta dagli scarti delle montagne, che si sono tolti di dosso la forfora, e hanno riempito il fondo
valle.
Ma sulla nostra destra, iniziamo ad intravvedere la direzione, non ancora la meta.
Saliamo in silenzio, Rita più agevolmente di me, concentrati ad ogni passo. Ogni tanto un affioramento quarzifero, non cristallizzato.
13:10 Come spesso, lungo la via non incontriamo nessuno. Una coppia tedesca ci aveva superati quasi all'inizio della salita, poi più nessuno. Sono sentieri duri da percorrere, e se una volta era
necessario per la sopravvivenza, per raggiungere gli alpeggi, oggi sono poche le persone disposte a muovere il proprio passo lungo questi percorsi. Noi però abbiamo raggiunto un punto in cui il
sentiero effettua una svolta, passando vicino al toboga del Tomeo.
E il paesaggio, in direzione di Prato Sornico che inzia a mostrarsi in tutta la sua maestà.
Poi via di nuovo lungo la coreografia di roccia.
13:20 Sotto di noi appare Prato Sornico, dove termina il sentiero che partendo da Sonogno, e passando per il passo di Redorta, congiunge la valle Verzasca con la Vallemaggia.
E' un percorso che ho in agenda, ma mi devo preparare ancora: devo aumentare la velocità in salita, sennò non riuscirò mai a percorrerlo in una sola giornata...
13:25 Due ore e mezzo di salita, decidiamo di fare una piccola sosta. Nuovamente il sentiero ci ha condotti accanto al Tomeo. Ci sediamo su di una roccia con vista sullo spettacolo dell'acqua che
canta e salta.
Attorno a noi uno svolazzare di farfalle.
13:40 Il sentiero ci allontana dal rivo, per aggirare una cresta che si protende lungo il percorso. Alcune pecore, poche, belano continuamente lungo una sassaiola, probabilmente si sono
perse.
E, riparata da un tetto roccioso, l'ultima neve d'estate.
14:05 Roccia, roccia, roccia. Il durone sotto il piede destro comincia a darmi molto fastidio. Ho ordinato delle suolette speciali per verificare se sia possibile ridurre il fastidio, ma non
sono ancora arrivate. Ci consola il fatto di vedere la cascata di fuoriuscita dal lago: non dovrebbe più mancare molto.
14:20 Piccolo tratto impegnativo: il sentiero corre lungo una piccola cengia di roccia, con l'acqua che la rende scivolosa. Una cordina di ferro permette di tenersi, ma bisogna fare ugualmente
attenzione.
14:35 Una bandiera!!!
Senza affrettare il passo, corro verso la meta, il rifugio Tomeo.
Come prima cosa dobbiamo coprirci: il vento, che ci ha accompagnati durante tutta la salita, qui soffia impetuoso e freddo. Tarlac che sono, non ho portato con me la felpa, per fortuna ho almeno
in K-Way. Dopo tanto faticare, prima ancora di fare pranzo, andiamo a vedere il laghetto, di origine glaciale.
Bellissimo, intimo, scuro e riservato, sembra quasi non gradisca le visite. Le acque blu scuro quasi non riflettono il paesaggio circostante. Anche la conca in cui giace è stretta, quasi a
volerlo riparare da sguardi indiscreti.
Poi torniamo al rifugio, passando dal dormitorio.
Il rifugio è aperto, c'è il responsabile, e tre o quattro persone che sono arrivate fin qui per vie diverse. Da qui passa la via alta della Vallemaggia, che partendo da Cardada (sopra Locarno)
porta fino a Fusio. Un percorso duro, pieno di fascino, e decisamente fuori dalla mia portata.
Ci piazziamo all'interno per consumare il nostro pasto frugale, riparati dal vento, poi qualche foto all'esterno.
15:05 Mezz'ora di pausa canonica terminata, è ora di iniziare la discesa, che sarà quasi altrettanto impegnativa per la pendenza. Saluto al rifugio.
Sopra di noi un rapace si tiene immobile nel vento, scrutando il terreno alla ricerca di prede.
Iniziamo la discesa, e ripassiamo il punto con cordina.
Poi giù, e giù, e giù. I quadricipiti lavorano a tutto spiano, l'occhio sempre attento al prossimo passo, che la pietra sia stabile, che lo scarpone tenga.
17:00 E ancora pietra, in tutte le forme e grandezze.
17:30 Mentre attraversiamo il letto (in pietra) di un ruscello asciutto, un rumore sopra di me, dalla mia destra. Mi fermo immediatamente, faccio cenno a Rita di fermarsi e non fare rumore.
Mi guardo attorno, e stavolta lo becco, il camoscio.
Non è spaventato, ci osserva un buon mezzo minuto, poi si incammina verso la boscaglia, ma senza fuggire. Mentre gli passiamo sotto, ci osserva da in mezzo agli alberi.
18:15 Arriviamo al bivio, tre ore di discesa continua, siamo stanchi. Ma il Tomeo ci fa un regalo, per ringraziarci della fatica fatta.
Poi ripartiamo lungo il tratto pianeggiante che ci riporta sopra il ponte.
18:30 Siamo al parcheggio, e guardo lassù, a destra: non si vede niente.
Alla sera, cenetta a due al ristorane con l'assunzione di 1'500 calorie (più o meno): durante tutta l'escursione ho ingurgitato una barretta di cereali, 150 grammi di noccioline salate, e due
albicocche. Sono veramente risparmioso... a parte i tre lirtri d'acqua. Ed ecco il profilo altimetrico.
Clicka qui se vuoi
vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).
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