Il blog delle passeggiate sulle montagne del Ticino
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Centovalli: da Intragna ai monti di Comino, 25.04.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Intragna (Q339) - Costa (Q636) - Selna (Q880) - Dröi (Q1230) - Monti di Comino (Q1155) - Slögna (Q727) - Calezzo (Q557) - Intragna.
Difficoltä: T1 per la maggior parte, tranne che il tratto tra Dröi e i monti di Comino (T2): si percorre un sentiero leggermente esposto, e non troppo largo.
Dislivello: 1'200 metri.
Lunghezza del percorso: 14 chilometri.
Sforzo equivalente: 26 chilometri.
Durata (incluse le pause): 8.5 ore.
Riferimenti: le Centovalli su Wikipedia, Intragna su Wikipedia.
Sono cresciuto nel Locarnese, e da ragazzo ho percorso spesso le Centovalli, sia con il motorino che con l'auto. Lungo la strada che porta da Intragna al confine di Camedo vedi solo alte pareti a V stretta, tipico dello scavo del fiume (la Melezza), che scende impetuosa dalla diga di Palagnedra. Ti guardi attorno, e hai l'impressione di essere in un budello. Ma c'è poco da guardarsi attorno: la strada è tortuosa. stretta al limite dell'incrocio di due veicoli, nelle ore di punta trafficata da decine di frontalieri, i quali, conoscendola come le loro tasche, la percorrono a velocità che a te e a me sembra impossibile. Così, quando Enrico mi propone di andarci a fare un giretto, il primo pensiero che mi corre per la mente è "mmmmh, saremo sempre sul filo del burrone...". Mi sbagliavo, eccome se mi sbagliavo. Ma andiamo con ordine.
Enrico d io decidiamo di fare le cose in grande, e mettiamo assieme una banda di 11 umani e tre canidi. Ritrovo ad Intragna, per una sgambettata primaverile.
09:15 Danila, Laura, Piera, Pinuccia, Rita, Pierfranco, Alberto, Enrico, Marco, Ivan (che ha appena ricevuto gli scarponcini nuovi e li deve innaugurare), il sottoscritto, più Billie, Willy e Jack: ritrovo pronti per la partenza. Meteo annunciata bella per il mattino, così così per il pomeriggio, ma confidiamo nella buona sorte.
Percorriamo l'abitato di Intragna, caratterizzato dal campanile più alto del Ticino (alto come edificio, non come quota sul livello del mare), di cui gli abitanti vanno molto fieri.
E subito via lungo il sentiero di salita che ci porterà a Costa, raggiungibile anche tramite una (come si suol dire in questi casi) comoda teleferica. E sotto di noi inizia ad aprirsi il panorama verso le Terre di Pedemonte, la fascia piana creata dalla Melezza dopo l'impeto iniziale, e prima di sfociare nel fiume Maggia.
Il sentiero è agevolissimo. Ivan sembra trovarsi bene con gli scarponcini (dato che siamo i suoi santoli gli abbiamo regalato anche le calze da trekking), e stambecca lungo la salita ad una velocità paurosa. Non ostante abbia solo nove anni, è già salito con noi fino alla cima del Gaggio, e si è fatto senza battere ciglio da San Bernardino ad Hinterrhein: promette bene il giovanotto.
La pietra lateralmente è stratificata a circa 45°, e presenta delle belle venature di quasi quarzo. Ho notato questa pendenza lungo tutta l'escursione, come se la montagna volesse raggiungere il pizzo Leone ed il Ghiridone / Gridone / Limidario dall'altra parte della valle.
Lungo i bordi del sentiero costellazioni di fiori (e ci mancherebbe altro, ormai siamo in primavera), e varie farfalle. Queste, troppo affamate e di fretta, non si posano mai abbastanza a lungo per farsi riprendere. Quelle vanesie arriveranno più tardi, attorno a giugno.
09:50 Il sentiero ci ha condotti ad un antico mulino, con la sua bella ruota. L'edificio è ben tenuto, anche se chiaramente la macina non lavora più. Un ponte permette di attraversare il riale che forniva la forza motrice, ed il sentiero biforca subito dopo.
Prendiamo il ramo di sinistra, e la pendenza cambia improvvisamente, per portarci con un salto veloce verso Costa. In pochi metri di percorso il ponte è già ben sotto di noi.
Salendo sento un cuculo cantare per un bel pezzo: probabilmente è tutto felice, avrà piazzato il suo uovo nel nido di un altro uccello.
10:10 Improvvisamente il sentiero si spiana, e davanti a me appare la stazione di monte della teleferica, e subito dietro la chiesetta di Costa. Resto stupito dal paesaggio: come già in val Malvaglia, scopro che la parte alta della valle si allarga con delle belle terrazze, invisibili dal basso, costellate di piccoli nuclei e villaggi (come Palagnedra), su entrambi i versanti della valle. Mai e poi mai, guardando la valle dal fondo, mi sarei immaginato un panorama simile: deliziosa scoperta.
I miei compagni si sono già piazzati per un piccolo spuntino (ah, dimenticavo di dirti che sono arrivato per ultimo), e ci godiamo la vista. La temperatura inizia ad aumentare in modo notevole, e io ho dato fondo ad un terzo delle mie riserve d'acqua... Spero di trovare un punto di approvvigionamento, sennò sono dolori.
10:20 Ci rimettiamo in moto. Enrico, capogita dato che queste zone le ha già percorse (praticamente conosce il Ticino meglio di me e te messi assieme), ci fa notare che la strada è ancora lunga. Percorriamo i sobborghi di Costa, puntando in direzione di Selna.
10:30 Improvvisamente, il regalo della giornata. Il prato è costellato di genziane di Koch, le prime quest'anno. Non le avevo mai viste così in basso. Splendide.
Dietro di noi inizia ad apparire il bacino del lago Verbano nella zona di Locarno (non ti metto la foto, non ho ancora imparato a togliere l'effetto nebbiolina). Passiamo la casa (il rustico) di un probabile artista del legno (un Maurizio Corona, insomma), che espone le sue opere d'arte all'esterno, poi il sentiero fa un altro salto importante verso l'alto.
11:00 Sbuffa che ti sbuffa, arrivo anch'io a Selna. Anche qui, una splendida terrazza naturale erbosa, con pochi rustici e tanto verde. Nuova sosta rifocillante, mentre mi guardo attorno estasiato.
Da qui si iniziano a vedere bene le varie terrazze che costellano la valle.
11:15 Enrico ci richiama nuovamente all'ordine, e si riparte. Non deve essere facile gestire un "branco" come noi... Non lo invidio. Il sentiero entra in un bel bosco, ancora spoglio, ma che sicuramente rende vivibile la salita anche in estate. Una bella lucertola dai colori iridati (normalmente le nostre sono abbastanza opache) mi colpisce. Si nasconde, ma attendo un attimo, e si mostra nuovamente.
Il sentiero, come spesso accade, è costellato di cappellette, probabilmente una Via Crucis. I montanari sono risparmiosi: già che si doveva salire fino ai monti, e fare fatica, si piazzavano un po' di punti di preghiera (così si tirava anche il fiato), aumentando la probabilità di andare in Paradiso, che peggio di come vivevano non era molto facile...
12:10 Arriviamo all'incrocio con la forestale che sale a Dröi, e attendiamo i compagni che si sono attardati. Sotto me di, in una conca riparata, un altro piccolo insediamento, che mai ti immagineresti.
Comincia a piacermi sempre di più questa valle. E dall'altra parte della cresta, c'è la valle Onsernone, anche lei incassata in basso come le Centovalli. Vuoi vedere che si apre in alto come questa? Mi sa che la metto in alto nella lista delle priorità, la faccenda è da chiarire.
12:30 Gruppo nuovamente riunito, si parte lungo la forestale, e dopo poche centinaia di metri ritroviamo il sentiero, che entra nuovamente nel bosco. Il gruppo si snocciola come un serpentone, con il sottoscritto verso il fondo della fila.
12:45 Usciamo dal bosco alla biforcazione del sentiero: dritti verso i monti di Comino, a destra verso Dröi. Si potrebbe arrivare ai monti di Comino anche passando da Dröi, poi circumnavigando il monte Aula, e rientrare da pian Segna, ma Enrico ci ha informati che c'è ancora molta neve, dato che il lato è esposto a Nord. Così prendiamo dritto, lungo il sentiero per Comino.
Questo pezzo di sentiero è l'unico un po' più impegnativo, dato che non è larghissimo, con strapiombo, e costellato di rocce. Niente di cui preoccuparsi però, anche Ivan lo percorre senza esitazione.
Adesso che siamo in alto e fuori bosco, il panorama inizia a farsi apprezzare. Vedo il Camoghé ed il Garzirola, un pezzettino del monte Bar, il lago e Locarno, con l'attacco del piano di Magadino. Peccato che l'aria non sia tersa...
13:15 E dopo quattro ore di cammino, eccoci ai monti di Comino. Accaldati, affamati, disidratati, ma vivi.
Piazzamento generale, sbragatura totale, pausa pic-nic. Rimepimento delle bottiglie!!! Alla nostra destra il sentiero che porta verso pian Segna, con la sua chiesetta, e appena oltre la valle Onsernone. Controllo orario, meteo, stanchezza: si decide di lasciar stare.
14:30 Rivitalizzati dal riempimento serbatoio, riusciamo a rimetterci in moto, per dirigerci verso uno dei due grotti per il caffé. Alcuni di noi sono talmente impazienti che si catapultano in avanti, e al primo edificio che ha l'aspetto di un bar deviano dal sentiero e si portano sul patio, chiedendo di farsi servire un caffé. Il signore, imperturbabile, dice loro "mah, se volete ve lo metto su, ma questo non è il grotto...". Oooops... Capita l'antifona, lasciano che sia Enrico a guidare. Scendiamo fino alla stazione di monte della teleferica di Verdasio, e in pochi minuti arriviamo al grotto, quello vero.
I gerenti, coridalissimi, vengono a salutarci personalmente uno ad uno. Bella terrazza con vista, caffé, e un po' di ombra, ché il sole oggi ci dà sotto... E dall'altra parte, Palagnedra.
15:00 Inizio discesa, sarà lunghetta. Il sentiero entra nel bosco, fine della vista. Si scende, si scende, si scende.
15:45 Raggiungo i miei compagni che si sono fermati ad una cappella con portico.
16:15 Arriviamo a Slögna, sempre nel bosco.
Poco oltre, una madonnina recente, bel lavoro in sasso come sapevano fare una volta.
16:45 Il sentiero nel bosco termina, ormai siamo scesi più che bene. Davanti a noi si apre la strada asfaltata che ci condurrà fino a Calascio. Trovandomi sul mio percorso ideale, tolgo le ridotte, e apro la falcata da pianura, lasciando in breve dietro di me il resto della combricola.
Lungo la via ancora diversi ciliegi selvatici in fiore, che si stagliano immacolati contro il cielo. Stamane, adun certo punto, credevo di vedere farfalle bianche in ogni dove: invece erano i petali dei ciliegi che cadevano, ondeggiano con grazia nei refoli d'aria. I giapponesi adorano questo momento, ed inizio a capire il perché.
17:10 Ed ecco le Terre di Pedemonte: Tegna, Verscio e Cavigliano, posti sul lato sinistro, e in ombra Golino, appena sotto Intragna.
17:20 La strada ha fatto una svolta a destra con il suo tornante. Alla curva, una casa con tetto piatto. Seguo il mio naso (che non è piccolo di dimensioni, pur non raggiungendo l'onore di quello di Cirano de Bergerac), mi sposto sulla sinistra dell'edificio. Non ci sono segnali, ma qualcosa mi dice... C'è. C'è un sentiero acciottolato che scende: meglio che l'asfalto. Lo imbocco, non sono sicuro che magari non termini dopo poche decine di metri. Mi va bene, scende veramente verso Intragna. Poco dopo si allarga, e divanta una comoda strada pedonale.
17:30 Orami in vista di Intragna. Attendo i miei compagni al grotto Duu Rii (due riali), gestito da Stefano. Buona cucina, bella terrazza fresca che guarda nella valletta dietro l'edificio, dove due riali appunto formano le loro cascate.
Dopo un quarto d'ora arrivano anche i miei compagni, e con loro mi dirigo al parcheggio. Cotto dal sole, ma felice, e per niente stanco. Splendida escursione, bellissima valle, grande scoperta.
Ed ecco il profilo altimetrico. L'escursione inizia al Km 2, fino al 14, per terminare poi dallo 0 al 2.
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).
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