Il blog delle passeggiate sulle montagne del Ticino
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Percorso effettuato: Medeglia (Q700) - Canedo (Q840) - Troggiano (Q1064) - cima di Medeglia (Q1260) - Tassere (Q1020) - Neveggio (Q1050) - Isone (Q728) - Medeglia.
Difficoltà: sentiero T2.
Dislivello: circa 700 metri.
Lunghezza del percorso: 13 Km.
Sforzo equivalente: 20 Km.
Durata (incluse le pause): 6.25 ore.
Sonogno, mon amour: l'Ente Turistico della valle Verzasca mi comunica che la slavina è sempre lì, a bloccare il passo ai viandanti. Bisogna trovare una soluzione di ripiego... Non ho voglia di
fare ore di auto, dunque bisogna trovare qualcosa abbastanza vicino. Mi studio la cartina, vorrei fare una cima che sia alla mia portata. Aguzza gli occhi, strabuzza il cristallino, idea!!! La
cima di Medeglia sembra fatta al caso nostro. Dislivello accettabile, un bel pezzo in piano come piace a me, vista sul piano di Magadino ma dall'altra parte. Partono gli inviti, e Laura One
assieme a Laura Two decidono di aggregarsi (eravamo stati con loro al passo delle
Colombe e al passo del Sole nell'ottobre del 2008). Appuntamento le 8:45 al parcheggio della cabinovia del monte Tamaro, così saliamo a Medeglia con un auto sola.
8:45 Arriviamo puntuali, e piove. Nuvoloni corrono in cielo, aprendosi e chiudendosi come una immensa fisarmonica. Dopo 10 minuti spiove, e arrivano entrambe le Laure. Il vento in quota fa
mostrare scorci di cielo; discutiamo sul da farsi, decidiamo di salire fino a Medeglia e vedere come evolve la meteo.
9:15 Troviamo parcheggio grazie alla gentilezza della signora del bar, ci fermiamo a bere il caffé del risveglio, e guardiamo dalla finestra: il cielo sembrerebbe stabilizzarsi. Decidiamo di
rischiare: come dice giustamente Bruno, qualche volta ci vuole un po' di adrenalina...
9:45 Eccoci pronti alla partenza. Con tre signore che mi accompagnano, sono quasi un musulmano.
Il primo pezzo del tragitto, fino a Canedo (non mi chiedere se l'accento tonico vada sulla "a" come in Camedo, o sulla "e") si svolge lungo la strada asfaltata. Non bello per i piedi e per le
gambe, ma grazie alla bassa pendenza riesco a bagnare il naso alle mie compagne, per una volta. Lungo la salita diverse cappellette, ma non si tratta di una "Via Crucis".
L'aria è satura di umidità, e il panorama è fosco: è la seconda volta che mi fregano la vista! In basso si vede l'abitato di Medeglia.
10:20 Abbiamo passato il nucleo di Canedo, dove abbiamo potuto notare un'osteria con un menu molto interessante "Oggi si mangia quello che c'è": abbiamo riflettuto un pò, e deciso che,
nel caso di tempo volto al brutto, rientriamo qui e ci diamo ai bagordi alimentari... Un bel cartello ci indica la prossima meta: Troggiano.
10:30 Adesso siamo entrati nel bosco, e la poca vista va a farsi benedire. Il sentiero è ben curato, si sale facilmente. Non ostante la nuvolosità estesa, fa caldo ed umido, ed inizio a sudare
come un bue. Per fortuna che questa volta mi sono portato appresso quattro litri di liquidi. Per sfortuna che il sacco pesa come una zavorra: beh, si allegerirà strada facendo.
La vegetazione è meno fitta che sul San Giorgio, ma ci sono dei bei fiori che non avevo visto settimana scorsa. Rita mi dà l'incarico di fotografarli tutti, così potrà erudirmi sui loro nomi a
casa, con il bel libro di fiori di montagna che si è acquistata. Incontriamo quello che dovrebbe essere un nariciso di montagna.
In certe occasioni l'apparecchio fotografico mi fa disperare. Con il macro spesso devo togliere l'autofocus, e utilizzare la manina per mettere a fuoco. Con l'obiettivo della vecchia reflex a
pellicola, spesso l'apparecchio sembra sbagliare il calcolo degli ISO, diaframma e luminosità, e scatta foto troppo chiare. Mi devo proprio leggere tutto il manuale. Questi invece li abbiamo
messi in memoria per la ricerca sul libro... Sono delle viole tricolor: molto belli, con tre petali bianchi e uno giallo.
10:50 Il bosco inizia a farsi meno fitto, segno che stiamo arrivando ad un pianoro. Scatto una bella fotografia del monte Bar, visibile in tutti i suoi dettagli :-)
10:55 Calcolo corretto, siamo a Troggiano. Si tratta di un insediamento a mezza costa, utilizzato come punto di appoggio in passato, ma ormai quasi completamente diroccato. Solo due o tre dei
rustici ancora in piedi mostrano segni recenti dei lavori di manutenzione. Il resto è abbandonato a se stesso.
Un (probabilmente) ciliegio in fiore dà colore alla zona.
Percorriamo il nucleo, e troviamo uno spiazzo adatto ad una sosta. Settimana scorsa sia Rita che io abbiamo avuto un inizio di mal di testa durante il ritorno dal San Giorgio. Riflettendo sulla
cosa abbiamo fatto l'ipotesi che fossimo a corto di sali per il gran sudare. Così abbiamo deciso di portarci un mezzo litro di liquido isotonico a testa (che faceva parte dei quattro
litri della partenza) per verificare se ci aiuta ad evitare il problema.
11:10 Sacco in spalla, e via. Lungo il sentiero incontriamo una salamandra morta (la trovi nell'album), poi iniziano a scorazzare farfalle. Ne abbiamo incontrate di due tipi: come quella che
ho fotografato, e una con le ali quasi completamente nere. Questa è una vanessa atalanta.
Anche qui, combattimento contro l'apparecchio fotografico. Però sto imparando: pollice destro, gira la ghiera per la selezione del tipo di foto (panorama piuttosto che macro), indice sinistro
sulla levetta del selettore per il fuoco manuale o autofocus, poi via di messa a fuoco, e scatto. Diventerò veloce come un pistolero del Far West.
11:20 Siamo ad un alpeggio. Folate di aria fredda da sud ed il cielo scuro fanno temere l'arrivo imminente della pioggia. Breve comizio elettorale davanti alla stalla, si decide di
continuare almeno fino alla cima. Nella peggiore delle ipotesi ci prendiamo 20 minuti di acqua, ma sono cose a cui si sopravvive.
Prendiamo a sinistra, e il sentiero ci porta fuori dalla valle di Medeglia verso la valle Riviera, girando attorno alla cima di Medeglia. In basso si vede Bironico, Rivera, il Monte Ceneri, e più
oltre il lago di Locarno, Locarno e Ascona. Beh, vedere è un'espressione un po' forte: si capisce che ci sono, dato che sappiano che sono li, ma la foschia rende tutto vago.
11:45 Girando sotto la cima dobbiamo aver mancato una o più tracce, e ci troviamo imbrugati. Sopra di noi (una ventina di metri) vediamo la cresta che corre, e decidiamo di salirvi. Faticaccia
immonda, ma arrivati sulla cresta un bel riquadro bianco-rosso-bianco ci ricompensa facendoci l'occhiolino. Incontro diverse genziane, non ancora fiorite completamente: specie protetta, non si
tocca! E dei fiorellini che sembrano inseriti in una pianta grassa: si tratta del poligalo falso-bosso.
Da quassu, all'angolo tra la Riviera ed il piano di Magadino, la vista sarebbe splendida... Lascio giudicare a te. Tenero, Gordola, il golfo di Locarno...
Il monte Tamaro.
Visibilità quasi pefetta...
12:00 Guardo in alto, e vengo colpito da un flash: ho l'impressione di vedere la famosa foto della II Guerra Mondiale, con il gruppo di soldati americani che innalza la bandiera sull'ennesimo
isolotto conquistato nel Pacifico. Guardo meglio, no, è la croce posta sulla cima di Medeglia, e le due Laure che sono già arrivate.
Tira un bel venticello primaverile... Foto di gruppo ricordo.
Scendiamo per trovare un posto riparato per il nostro pic-nic, con vista spettacolare sul bellinzonese. Chiamo Stefano a casa per sentire se è tutto a posto, e gli dico di guardare dalla finestra
della terrazza: magari riesce a vederci...
Davanti a noi vediamo il monte Matro, prossima tappa per il pomeriggio. Sono circa cinque chilometri in linea d'aria, e quasi tutto in piano.
13:10 Aprofitto della pausa per sparare un po' di scatti a fiori e panorama (ci sono più fiori che panorama), poi ci rimettiamo in viaggio. Il tempo sembra essersi stabilizzato, dovremmo riuscire
a concludere il giro senza dover fare la centrifuga dopo. Adesso siamo sopra il piano di Magadino, in basso possiamo vedere Gudo, Cadenazzo, Sant'Antonino, Sementina, Monte Carasso. In alto, in
teoria, dovremmo poter vedere la capanna Mognone, il rifugio Orino, e in mezzo la cimetta di Orino. Più a destra Mornera. Ci credi, non si vedono...
Incontro con un ramarro rumoroso, un bel maschione in calore con i colori verde-turchese metallici. Non collabora molto, e riesco a fotografarne unicamente la testa (nell'album, sei brava/o se
capisci qual'è). Intanto il Matro si avvicina.
13:40 Arriviamo al bivio dei monti di Medeglia. Oltrepassando la cresta si rientra nella valle di Medeglia, e si può scendere tramite un sentiero agevole al nostro punto di partenza. Facciamo una
piccola pausa, dato che la temperatura è aumentata notevolmente, per riadattare il vestiario e allegerire le bottiglie.
13:55 Il sentiero addesso corre praticamente in piano lungo il crinale della montagna, portandoci sempre più vicini al monte Matro. Lungo il percorso incontriamo diverse porticine che danno a
tunnel scavati nella roccia. Molto probabilmente opere militari, forse servivano da magazzini per le munizioni. Dallo stato in cui si trovano però, direi che da molto tempo non vengono più
utilizzati.
14:30 Ho dato un bel distacco alle mie compagne di percorso, grazie ai miei rapporti da bici da corsa (mi mancano i rapporti da rampichino, però), e al fatto che sono intente nella attività
conosciuta come conversazione. Dietro di me vedo la cima di Medeglia, e il tratto percorso per arrivare qui.
14:40 Lungo il percorso ho incontrato Grégoire, che tiene un blog dedicato ai serpenti del
Ticino, in particolare le vipere. Breve chiaccherata con lui (sta scendendo, mentre io sto salendo), poi via nuovamente. Arrivo al bivio di Tassere, mi fermo, Dopo un bel po' ecco
arrivare le signore...
Breve consulto, decidiamo di lasciar stare la cima del Matro: non abbiamo visto un sentiero tracciato per arrivarci, e dato che abbiamo già avuto abbastanza fortuna con la meteo, preferiamo non
sfidare la sorte con percorsi non battuti. La salita non è molta, ma il versante si presenta molto ripido, e probabilmente non stabile: ho visto una bella frana che attraversava il nostro
sentiero.
14:55 Indicazioni per Neveggio sul cartello giallo: siamo quasi arrivati alla fine del tracciato su questo versante. In pratica abbiamo percorso il piano di Magadino da Cadenazzo fino quasi a
Camorino sempre in alto. A Neveggio arriva il sentiero che sale dall'alpe Croveggia, e
che unisce Camorino con Isone. Lo avevo promesso ai miei piedi quando ci ero stato, che saremmo arivati ad Isone. E' vero che non ho percorso tutto il sentiero, ma sono soddisfatti
ugualmente.
Passiamo sotto la grande antenna che da Bellinzona viene vista come un albero di Natale. E' veramente imponente, sarà alta una quarantina di metri, con diversi tiranti per tenerla ritta. Sono un
po' preoccupato per il campo elettromagnetico che ci può essere qui sotto, così filiamo via veloci.
Il Matro adesso è un ricordo dietro di noi...
15:20 Eccoci all'alpe Neveggio, dove si trova anche la piazza di esercitazione della caserma dei granatieri di Isone. Breve sosta, poi iniziamo la discesa verso Isone.
15:30 All'alpe abbiamo passato lo spartiacque, e siamo tornati nella valle di Medeglia. Il sentiero si snoda nel bosco, e penso alle migliaia di passi delle reclute, che vengono spesso quassu per
le loro esercitazioni. Stefano questa settimana ha fatto la 25 chilometri a scuola reclute, l'hanno percorsa in poco più di quattro ore con il pacchettaggio completo: e io mi lamento per i
quattro chili d'acqua che avevo alla partenza (ormai sono ridotti a meno di un litro).
Scendendo si sente unicamente il canto dell'acqua a fondo valle: finalmente. Fino a qui la voce della civiltà ha colpito continuamente le mie orecchie. Non vedo l'ora di tornare in alto, sopra
Q2000 per godermi la sinfonia del silenzio, composta di ronzii di insetti, fischi di marmotte, canti d'uccelli, fruscii di sauri nel fogliame.
16:00 Siamo ad Isone. Appena raggiunta la strada vediamo un bar con terazza, e invadiamo un tavolo. Caffé, partita alla tele, siamo rientrati nell'ordinarietà. Mancano 2.5 chilometri a Medeglia,
ma non c'è sentiero: bisogna percorrere la strada asfaltata. Il postale passa solo tra più di un'ora. così propongo di partire senza sacco, andare a recuperare l'auto, e tornare ad Isone a
prelevare le signore. Proposta accettata.
16:25 Parto da Isone
16:51 Sono all'auto... 2.6 chilometri in 26 minuti: ho ancora la mia media di sei chilometri all'ora. Con le scarpe basse avrei potuto sviluppare una velocità maggiore, ma va bene così.
17:30 Siamo al parcheggio del Tamaro: saluti ed abbracci, domenica prossima si resta a casa, dato che ce ne andiamo due giorni in Engiadina Bassa a trekkare là, complice il ponte
dell'Ascensione.
Se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka
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