Il blog delle passeggiate sulle montagne del Ticino
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Dai Fortini della fame a Croveggia in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Camorino (Q250) . Croveggia (Q950) e ritorno, passando dai "Fortini della fame".
Difficoltà: sentiero T2
Dislivello: 700 metri.
Lunghezza del percorso: circa 5 Km.
Sforzo equivalente: 12 Km.
Durata (incluse le pause): 3.25 ore.
Un po' di storia...
I "Fortini della fame" (in seguito li chiamerò "fortini") sono stati costruiti a metà del 19° secolo dalla Confederazione Svizzera, con lo scopo di prevenire una possibile invasione da parte
dell'Austria (scomodo vicino che controllava il Nord Italia dal Friuli alla Lombardia), a causa di alcuni problemi "politici" intervenuti tra i due stati.
A quei tempi il Ticino (costituito da poco come cantone) viveva grazie all'emigrazione stagionale, e ai lavori di costruzione della rete viaria intrappresi dal Cantone. Il Piano di Magadino non
era ancora bonificato (lo sarà soltanto all'inizio del 1900), e il cantone non era autosufficiente dal punto di vista alimentare. Il grano proveniva in gran parte dalla vicina Lombardia. In loco
si coltivava la patata (il Merlot doveva ancora arrivare), un po' di riso, e dove possibile grano e frumento.
Dopo il fallimento dei moti del 1848 (ti ricordi le Cinque giornate di Milano?) il Ticino aveva dato ospitalità a diversi esuli italiani (beh, no, non erano ancora italiani in verità), e la cosa
non era stata digerita bene dall'Austria, che vedeva il Ticino, e in generale la Svizzera, come uno stato da "lista nera" che sosteneva l'irridentismo lombardo (oggi si direbbe che sosteneva il
terrorismo). Tra una cosa e l'altra, Radezky decise di bloccare le esportazioni di vettovaglie verso il Ticino e rimandare a casa i quasi 6'000 emigranti ticinesi presenti in Veneto e
Lombardia. A questo aggiungiamo la malattia della patata che decimava i raccolti, e puoi immaginarti che la situazione non fosse facile. Da una parte mancava l'approvvigionamento alimentare,
dall'altra mancavano le entrate finanziarie, e in più la popolazione del cantone era cresciuta all'improvviso... Una parte di quegli emigranti stagionali decise di partire definitivamente verso
la California (era il periodo della corsa all'oro), ma gli altri avevano fame.
La Confederazione, temendo un intervento militare da Sud da parte dell'Austria, decise di costruire una linea fortificata (fu la prima, ne seguirono altre due) all'altezza di Camorino, con cinque
fortini muniti di bocche di fuoco che dominavano il Piano di Magadino e il passo del Monte Ceneri (passaggio obbligatorio per salire da Lugano verso il Bellinzonese). Tutti e cinque uguali, con
un piano terreno ed un primo piano, di forma rotonda. Furono chiamati "Fortini della fame" proprio per il periodo in cui furono costruiti. Chi vi lavorava, probabilmente, era tra i pochi che non
avesse fame...
Nel 1947 la Confederazione donò i cinque fortini al Canton Ticino, con la clausola che il cantone si impegnasse a riconoscerli come patrimonio culturale e mantenerli in buon ordine... Sarà che ai
regali non si fa troppo caso, sarà che avranno avuto ben altri problemi, sta di fatto che i fortini furono lasciati nell'incuria, e si degradarono velocemente, grazie anche alla partecipazione
attiva dell'uomo.
Oggi i fortini vengono gestiti dall'Associazione Fortini della
Fame, che ne cura la manutenzione, la documentazione e il sentiero didattico che li collega. Nel
limite del possibile sono state ricostruite la parti bruciate, trafugate o cadute in rovina, mantenendo però l'architettura originaria. Ti consiglio una visita al loro sito (vedi il link sopra)
su cui troverai trattati in modo più approfondito e competente i vari fattori storici, alimentari ed economici che portarono alla costruzione dei fortini.
Un'altra piccola curiosità storica, che pochi conoscono: nel 1848, con la nuova costituzione cantonale, si era posto il problema della sede del governo, che veniva rivendicata da Locarno,
Bellinzona e Lugano. Stefano Franscini (famigeratamente noto tra gli alunni del cantone per aver introdotto la scuola dell'obbligo, che ai suoi tempi includeva le prime cinque classi elementari)
aveva proposto, per tagliare la testa al toro, di creare una nuova città in cima al Monte Ceneri, e farla divenire la capitale (un po' come è stato fatto con Brasilia, nel nostro piccolo). La
proposta venne cestinata, ma il problema restava. Venne trovata una soluzione salomonica-svizzera di concordanza secondo il motto "nessuno felice, ma tutti un poco scontenti", che prevedeva che
il governo avesse sede in ognuna delle tre città per 10 anni, per spostarsi alla prossima, 10 anni e così via. Ogni trent'anni ogni città sarebbe stata capitale per 10 anni... La prima sede del
governo fu l'attuale palazzo della Società Elettrica Sopracenerina (SES) a Locarno, affacciato direttamente sulla Piazza Grande. Dopo 10 anni il governo si trasferì a Bellinzona, come previsto
dagli accordi. Alcuni anni prima del nuovo trasloco, l'amministrazione comunicò al parlamento ed al governo che non era più pensabile di traslocare nuovamente: la quantità di incarti, armadi,
ecc. rendeva improbabile tale operazione. Fu deciso che non si sarebbe fatto un nuovo trasloco, per cui la sede del governo e dell'amministrazione restarono a Bellinzona, e non
arrivarono mai a Lugano. I Luganesi non ce l'hanno ancora perdonata oggi...
E adesso passiamo ai fatti...
Pasqua, si sa, assieme a Natale è periodo di pianti di bilance... Così decido che il lunedi bisogna fare qualcosa, almeno per tacitare la coscienza. La meteo all'inizio della settimana non è
delle migliori, per cui devo imbastire qualcosa che stia in piedi in qualsiasi caso. Stefano e Nicola, che vi erano stati con la scuola, mi avevano parlato dei fortini, però mi sembra un po'
poco... Controllo sul mio DVD dei sentieri, e vedo che si potrebbe salire a Croveggia, piccolo alpe posto sopra Camorino, da cui parte la traversata che porta fino ad Isone. Discuto con Rita, e
decidiamo di fare la passeggiata dei fortini, poi, se fa bello, saliamo a Croveggia e scendiamo con la teleferica, altrimenti andiamo a visitare la mostra di Ötzi al Castelgrande.
13:45 Tempo splendido, bilancia che piange, eccoci a Camorino. Là in alto si vede già il primo fortino.
Il sole picchia, fa già caldo (ci sono almeno 23°) e camminare sull'asfalto non è proprio il massimo. Ad ogni modo in meno di un quarto d'ora siamo al primo fortino. La primavera sta colpendo
dovunque, le forsizie hanno ormai perso i fiori, ed è l'ora dei ciliegi, dei meli, e tante altre piante splendide.
Breve visita all'interno, dove la responsabile dell'associazione mi ha lasciato la busta con alcuni prospetti (speravo venissero più persone, ma si vede che la mia è l'unica bilancia che piange
). L'interno è spoglio, non vi sono più i manufatti originari. Troviamo i cartelloni didascalici (dal greco
"didàscalein = ammaestrare, istruire), e la scala che porta al primo piano.
14:20 Arriviamo al secondo fortino, che si presenta sostanzialmente come il primo. Da una feritoia del primo piano guardo verso il Locarnese: avevano veramente un bel controllo della pianura,
soprattutto se si pensa che a quei tempi non vi erano praticamente edifici.
L'apparecchio fotografico mi ha fatto impazzire: continuava a mettere a fuoco uno dei due muri, una volta quello sinistro, una volta quello destro, lasciando sfuocato il Piano... Belli gli
automatismi, ma qualche volta se ne farebbe a meno.
14:25 Ripendiamo la salita, e guardando verso il basso vedo una cosa incredibile. Guarda bene la foto, e dimmi, cosa c'è di così straordinario?
Beh. la risposta è semplice: ci sono due pendolini in funzione contemporaneamente. La domanda è se almeno uno dei due arriverà alla stazione di
destinazione ...
Continuiamo il nostro percorso, che dopo un ultimo pezzo sulla strada carrozzabile ci porta finalmente nel bosco, al riparo dal sole. Ho già spazzato un litro d'acqua, e siamo in viaggio da meno
di un'ora. Qui le cose si mettono male. Il sacco è quello leggero da 40 litri, sul fondo il K-Way dato che hanno annunciato possibili temporali pomeridiani, e sta diventando leggero troppo in
fretta.
14:35 Arriviamo al terzo fortino, che porta evidenti segni di incendio. L'interno non è stato ricostruito, ed è quello che si presenta in condizioni peggiori.
Avanti, questa volta nel bosco (che sollievo).
14:50 Siamo al quarto fortino. Dopo la visita di rito decidiamo per una breve pausa, e tiriamo fuori il sacchetto con l'ananas a pezzi, scoperta recente e deliziosa per il palato.
Dal bel prato che circonda il fortino ci godiamo la vista sul Pizzo di Claro, il castello di Unterwaldo, e alle pendici del Pizzo il convento di clausura...
...la Cima dell'Uomo (a sinistra) e la Cima del Gaggio (a destra)...
...ed il Bellinzonese in generale. Da qui vedo anche Mornera, la capanna Mognone, Pian Dolce con la capanna Genzianella, tutti posti dove sono già stato.
Sul prato troviamo dei ranuncoli selvatici...
...e delle viole mammole...
...e per terminare degli anemoni bianchi.
15:10 Dopo la pausa, durante la quale abbiamo abbeverato un cane super assetato, riprendiamo il nostro cammino. Abbiamo deciso di lasciar stare il quinto fortino, che si trova su di una
diramazione del sentiero principale, per iniziare la scalata verso Croveggia.
Si entra nel bosco di faggi, e su diversi alberi. appena sopra le radici (lo vedi nella foto sopra) vi sono i segni lasciati dai cervi quest'inverno. Sono scesi in basso, a causa della neve
abbondante, e dato che non trovavano niente da mangiare, ci hanno dato sotto con la corteccia degli alberi, segno che erano veramente affamati. Bisognerà vedere se questi alberi ce la faranno,
col tempo, a recuperare.
Il sentiero non sembra molto frequentato. Mi rendo conto che Rita ed io stiamo contribuendo, nel nostro piccolo, a tenere vivi questi percorsi. Continueranno ad esistere fintanto che vi saranno
dei piedi che li calpestano, che tengono lontano il bosco. Mi chiedo quanti sentieri siano scomparsi perché non più frequentati, vie che i nostri nonni conoscevano come noi conosciamo le uscite
ed i caselli delle autostrade. Un patrimonio di territorio andato perduto, vie non più battute, che portavano la gente da un luogo all'altro oltre i monti, nomi di paesi che molti avevano sentito
solo nominare, e che restavano nell'immaginario collettivo. E c'era chi partiva all'avventura, senza i cartelli gialli che abbiamo noi oggi, senza le piantine topografiche, e da Fusio arrivava a
Zurigo, da Lucerna a Roma (pensa alle guardie svizzere del Papa), seguendo percorsi che si sono persi. Sentieri misteriosi, non sai da dove partivano, non sai dove arrivavano, ma potevi
percorrere tutta l'Europa.
15:25 Intanto siamo arrivati, senza saperlo, da amici. Lungo la salita incontriamo Alvaro con sua moglie, con il loro rustico. Ci offrono le due cose più belle: amicizia e acqua. Il viaggio va
goduto anche con le soste, così accettiamo il loro invito per quattro chiacchere ed un bicchiere di acqua sorgiva. Faccio anche il pieno della mia bottiglia (grazie, grazie, grazie), e dopo una
ventina di minuti ci rimettiamo in cammino.
16:15 Orecchio sempre teso, come un bravo cagnolino, sento frusciare accanto al sentiero. Tre lucertole si sono appena rintanate sotto un sasso. Mi metto in animazione sospesa, e dopo trenta
secondi una decide che in fondo sono grosso, ma non pericoloso, e torna alla sua attivà precedente: riscaldamento solare.
16:30 Su, e su, e su, il sentiero è erto, pieno di foglia, ogni tanto si scivola. Rita è un vago ricordo all'orizzonte. Testa bassa per guardare dove metto i piedi, all'improvviso il bosco si
apre. Sopra di me il cavo di una teleferica. Guardo in su, e vedo la stazione di monte di Croveggia: dai che sono quasi arrivato.
17:00 Rita mi ha atteso presso una piccola centrale dell'acqua potabile. Abbiamo fatto il pieno di zuccheri, dato che il serbatoio era quasi vuoto. Ancora poca salita, e finalmente il cartello
giallo di Croveggia.
Sul cartello leggo "Isone": i piedi trampignano, vorrebbero andare. Passare la cresta, scendere dall'altra parte, poi via fino a Medeglia, risalire la cima di Medeglia, giù per l'alpe del Tiglio,
e discesa a Cadenazzo. Urca, sarebbere bello, ma sono già le cinque del pomeriggio. Li tranquilizzo, comunico loro che prima o poi si farà. Mi mettono il muso, ma accettano.
17:10 Mi porto sulla passerella che dà accesso alla teleferica (bella rossa) che ci sta attendendo, per guardare verso il piano: vista splendida.
Penso a Mauro e famiglia, che sono alla capanna Cremorasco, quasi alla nostra
stessa altezza, ma dall'altra parte della valle verso Ovest. In novembre avremmo dovuto andare a trovarli, ma la meteo stava sullo schifo con moto andante...
Il responsabile della teleferica di Camorino-Croveggia ci ha attesi (gli avevo comunicato
venerdi la nostra intenzione di salire e chiesto gli orari), e ci accompagna al mezzo, con la sua splendida cagnolina
17:15 Durante la discesa mi godo la veduta sul Piano di Magadino ed il Bellinzonese. Rita riesce a vedere un capriolo, io sono troppo lento (le mie origini in parte bernesi si manifestano anche
così). In compenso riesco ad immortalare tre alberi in fiore.
17:25 Eccoci al punto di partenza. Rifotografo il mio Cornus Florida, per chiudere il cerchio.
17:30 Rientro a casa di corsa, Stefano deve partire prima del previsto a causa delle code di rientro dal week-end pasquale al Gottardo.
Se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale), clicka
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