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La sentinella delle prealpi: il Poncione d'Arzo, 07.02.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Arzo (Q518) - Poncione d'Arzo (Q1015) - cresta fino al punto "P49" - Arzo.
Difficoltà: sentiero T1 - T2.
Dislivello: 500 metri.
Lunghezza del percorso: 10 Km.
Sforzo equivalente: 15 Km.
Durata (incluse le pause): 3.5 ore.
La zona di Arzo, Tremona, Meride, Besazio e Rancate è stata centro importante per le aziende tessili dal secondo dopo guerra fino a circa la fine degli anni '80. Vi si trovavano diverse ditte di
lavorazione dei tessuti, e sartorie che confezionavano abiti. Ogni giorno, dal valico di Arzo, entravano centinaia di donne frontaliere che andavano a lavorare in queste fabbriche, per rientrare
poi ai loro domicili alla sera.
Arzo è anche conosciuta per i marmi macchiati, particolarmente pregiati.
Non è andata come volevo... Tutto sbagliato... In primo luogo, avevo pianificato di salire finalmente alla capanna Bovarina (è da un anno che ce l'ho in programma). Tutto a posto, meteo per
domenica splendida, livello di pericolo valanghe 2 su 5, che per il posto va benissimo. Poi, venerdi si mette a nevicare: solo 24 ore, ma intanto mi fa alzare il livello a 3 su 5. Inoltre,
previsto favonio per domenica, il che significa che la neve fresca tenderà a sganciarsi facilmente. Niente, lascio stare. Così cerco nella mia memoria, e mi sovvengo del Poncione d'Arzo, che
avrei voluto raggiungere durante l'escursione al monte San Giorgio, ma che non eravamo
riusciti a fare.
Rita domenica ha un corso, così mi organizzo per andare da solo. Controllo la cartina, sono 5 Km andare, 5 Km tornare, e 500 metri di dislivello. Un po' poco. Decido di allungare dal Poncione e
scendere fino a Crocifisso, da dove si può raggiungere Serpiano, il San Giorgio, e Meride. Il programma prevede la discesa su Meride, poi si continua fino a Tremona, Besazio, per rientrare ad
Arzo. In tutto 14 Km e 600 metri di dislivello. Ma come al solito, quando vado io ci sono le sorprese (come dice mooooolto giustamente Danila), e per finire ho fatto molto meno di quanto volessi.
Ma andiamo con ordine.
Domenica mattina me la prendo stracomoda, tanto un giro così lo faccio in meno di 6 ore, e ormai c'è luce fino alle 18:00. Per sicurezza metto la frontale nel sacco, non si sa mai. Per il resto,
sacco leggero con giusto il pranzo (che penso di fare in vetta), acqua e thé caldo, due mandarini. Dato che le temperature sono annunciate alte, mi vesto poco, ma prendo un po' di scorta per i
"...ma perché non ci ho pensato?".
10:15 Arrivo ad Arzo, e ho difficoltà a trovare un parcheggio. Dopo un po' di girare, riesco a piazzare l'auto, infilo gli scarponi, Percorro il paese, cercando un caffé aperto, e fortunatamente
ne trovo uno. Mi imbosco immediatamente, e mi faccio l'iniezione di caffeina per svegliarmi. Ho calcolato di impiegarci poco più di un'oretta e mezza per arrivare in cima, per cui verso
mezzogiorno mi dovrei poter godere i panini con vista sulla pianura Padana, e le montagne a Nord.
10:30 Incredibile, sono pronto per partire. Mi avvio verso "La Perfetta", e arrivato ad una cappelletta che soffre di gigantismo, trovo l'indicazione per il sentiero di salita.
Il sentiero si presenta come una mulattiera, con appena appena un velo di neve. Mi incammino tra la vegetazione che mi toglie tutta la vista sul paese. Il sentiero è talmente lineare che è
impossibile sbagliare. Poi, finalmente, una botta di vita: un ostacolo da superare... Beh, è stata praticamente la cosa più difficile che ho fatto durante tutta l'escursione.
Vista, nisba. Non ostante non ci siano foglie, gli alberi sono talmente fitti da impedire la vista in qualsiasi direzione.
10:50 Ohh, un po' di cielo. E' di un azzurro splendido, il vento ha pulito l'aria.
E la sopra, la mia probabile meta.
Verso Sud, invece, la situazione è pessima. Vedo le ondate di smog infrangersi contro le prealpi, in modo marcato. Niente visibilità. In condizioni normali si potrebbe vedere la madonnina del
duomo di Milano. Ma come fai, tu che abiti a Milano, a vivere dentro questa cappa mortale?
11:05 Arrivo ad un punto con un cartello non standard, con l'indicazione "P49". Che sia Licio Gelli con la sua "P7" al quadrato? Io ci scherzo, ma il cartello mi farà uno scherzo, questo
pomeriggio.
11:10 Fin qui la traccia sul sentiero era battuta. La neve è diventata un po' più consistente, ma seguo le orme dei miei predecessori, e tutto funziona bene. Arrivo però ad un punto in cui i
cartelli gialli mi farebbero girare a sinistra. Noooo, torno ad Arzo se vado a sinistra. Però non ci sono indicazioni, ed il campo davanti a me non mostra tracce visibili di passaggio. Mi
avventuro ugualmente.
In effetti poco più avanti vedo la marca, e il messaggio "sentiero di montagna". Mah, questi qui non sono mai stati in valle Leventina o Blenio. Oltre il campo ritrovo i segni pedestri di altri
scalatori, e tengo la via seguendo principalmente i loro passi, più che altro per non riempirmi gli scarponi di neve, che qui è alta almeno 10 centimetri. Non ho portato le ghette da neve (in
Ticino le chiamiamo <gamasce>), e cerco di evitare di camminare fuori pista.
11:35 Il sentiero in questo tratto è decisamente più pendente. Giungo ad una cresta che guarda verso l'Italia, e vedo il segnale di confine, e la recinzione a rete metallica (chiamata in Ticino
<ramina>).
La ramina è tutta sberciata e piena di buchi. Ripenso a quando (fino all'inizo degli anni '80) gli italiani emigrati in Svizzera venivano chiamati "maia-ramina" (mangia ramina). Coloro che
facevano i buchi nella rete, mangiandola, per venire in Svizzera e aprofittare del benessere e del lavoro. Mio papà arrivò nel 1946, il papà di Rita nel 1963. Il flusso di italiani dopo la II
guerra mondiale è stato importante, soprattutto dalle regioni più povere, come il Veneto, il Friuli, ed in generale il Sud Italia. Persone che si ritrovavano in un ambiente ostile, con una meteo
schifosa, una lingua dura e incomprensibile, giornate di lavoro durissimo, di 12-14 ore, compreso il sabato. E che venivano chiamati "maia-ramina"... Questi italiani che hanno dato lustro alla
loro Nazione, mostrando coraggio, caparbietà, intelligenza, voglia di lavorare, e che si sono fatti strada. Un sindacalista svizzero (purtroppo non ricordo il nome) ha descritto il fenomeno con
un'unica frase, azzeccatissima: "Volevamo braccia, e sono arrivati uomini". Grande!
Intanto continuo, incontro un signore col cane che sta scendendo. Quattro chiacchere, mi informo sulla discesa per Crocifisso, mi informa che è problematica per la neve ed il fondo bagnato e
fangoso. Continuo la salita, e veloci vedo tre camosci, che scendono alla mia destra, passando dietro un costone. Lo risalgo rapidamente, ma purtroppo sono già scomparsi tra la vegetazione.
Incontro un altro gitante, che sta scendendo anche lui. Per il resto, silenzio.
12:01 Sono in cima. Come controaltare del cartello svizzero, adesso vedo quello italiano.
Zona di contrabbandieri, si saliva dalla Svizzera con il caffé ed il riso, e si scendeva verso Saltrio o Porto Ceresio. Così, vedo i resti di una garitta. Penso con compassione agli uomini che vi
dovevano fare la guardia, di notte, col freddo...
C'è vento freddo, non va bene fermarsi qui per il pranzo. Oltretutto la neve è alta, non c'è un posto per sedersi comodi. Decido di iniziare la discesa verso Crocifisso, e fermarmi in un luogo
più opportuno per il mio banchetto domenicale. Il cartello giallo è chiarissimo, e lo seguo.
Meride bello in grande! Il sentiero percorre inizialmente la cresta, e finalmente riesco ad avere un po' di panorama.
Il mio senso dell'orientamento mi dice che sto andando nella direzione sbagliata... Torno indietro, cerco il sentiero verso sinistra, niente. Altri cartelli non ce ne sono. Passando però, il mio
occhio cade su di un sasso, e nella cavità sotto lo stesso, gioia e delizia, vedo le prime primule di quest'anno. A Q1000, in febbraio, con la neve tutt'attorno... Regalo bellissimo.
Mi rassegno, vorrà dire che il sentiero per Crocifisso è quello che il mio senso dice essere sbagliato... Dopo un centinaio di metri in cresta, il sentiero inizia a scendere, praticamente nella
neve fresca. Sguardo a destra, e vedo il monte Rosa.
12:15 Il sentiero corre pochi metri sotto la cresta. Senza gamasce la neve inizia ad entrare negli scarponi. Maledetto il sacco leggero... Vedo sulla cresta un punto senza vegetazione, e decido
di salirci. Ah, ne è valsa la pena.
Nell foto ci sono il San Salvatore, Melide, il lago di Lugano, Lugano, il monte Bar, la sua capanna, il pizzo di Claro, il convento del Bigorio, Bigorio, ecc. ecc. Riesco a fotografare anche il
monte Lema, il Garzirola, e tanti altri (vedi l'album). Perô, qualcosa non funziona... la cresta mi sta portando nella direzione sbagliata...
12:30 Trovo un pilone dell'alta tensione, libero da vegetazione attorno, e con i supporti in cemento adatti alla seduta e senza neve. Mi fermo per il pranzo. Ho controllato, sono dalla parte
sbagliata. Ma ormai sono sceso troppo, e tutto nella neve fresca. Decido di lasciar stare, godermi il pranzo, e farmi guardare maliziosamente dal Poncione.
13:00 Ripartenza. Ormai, guardando dal basso, capisco cosa è successo: ho attraversato il versante verso Est, invece di scendere verso Nord. Ma tant'è....
13:20 Ritrovo un cartello che conosco: adesso ho capito. Sono salito da sinistra, scendo da destra, e la "P" sta per "pirla"... Devo fidardmi di più del mio senso dell'orientamento, devo fidardmi
di più del mio senso dell'orientamento, devo fidardmi di più del mio senso dell'orientamento. A casa mi propongo di scriverlo almeno 100 volte.
13:30 Scendendo ho la bella vista sul monte Generoso.
13:45 Quasi in basso. Devio dal sentiero per avvicinarmi alla tenuta de "La Perfetta". Una miriade di cartelli criminalizzanti mi accoglie, con divieti di tutte le specie, tipi e natura. Li
leggo attentamente, poi me ne frego altamente, ed entro, dato che ho visto una terrazza dalla quale probabilmente c'è un po' di vista verso Arzo. E in effetti...
13:55 Fine della corsa. Sono nuovamente ad Arzo. Mi imbosco nello stesso caffé di stamane, per risollevarmi il morale. Tornando verso l'auto, bel contrasto di colori.
E no, non è andata come avrei voluto.
Clicka qui per vedere tutte le foto dell'escursione (non che ci sia qualcosa di speciale).
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